Chiusa la porta sulla Misericordia? Possibili equivoci di un’espressione

Il Vescovo Mons. Crepaldi h chiuso la Porta Santa della Misericordia nella Cattedrale di San Giusto. Domenica prossima 20 novembre Papa Francesco la chiuderà in Vaticano

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Domenica 20 novembre, Festa di Cristo Re, papa Francesco chiuderà la porta santa del Giubileo della Misericordia. Ieri , domenica 13 novembre abbiamo chiuso la porta della misericordia nella nostra cattedrale di S. Giusto !

E’ una cosa che suona un po’ strana: se si chiude la porta della Misericordia, cosa ci sarà dopo? Il tempo “senza misericordia”? Inoltre, sarebbe interessante domandarsi se è possibile e necessario chiudere questa porta, quasi che la grazia di Dio sia un “congegno a tempo” che l’uomo regola come vuole e quando vuole.

Credo sia importante risignificare i gesti che la Chiesa compie per non cadere in errori o in travisamenti.

Chiudere un giubileo significa innanzitutto credere che nella vita ci sono delle occasioni, come ci sono degli incontri, delle relazioni, delle esperienze che iniziano e finiscono e in sé racchiudono dei significati.

La vita è fatta di treni che si possono prendere o perdere. La vita stessa è un’occasione che si apre con la nascita e si chiude con la morte. Non è un contratto a tempo indeterminato, ma ben determinato da un’ “alfa” e un “omega”. Così è il giubileo, che separa un “tempo ordinario” da un “tempo straordinario” che proprio perché è così “unico” risignifica in modo nuovo tutto il resto del “tempo normale”.

Anche il Giubileo è stata un’occasione preziosa. E’ stato il momento in cui Papa Francesco ha chiesto con forza di ripensare la propria identità. E’ possibile Chiesa senza misericordia? Papa Francesco ha detto “no”! Ed ha voluto questo tempo straordinario durato quasi dodici mesi come si fa con i bambini, in cui in certi momenti della vita e della crescita si mettono certi “paletti” per fare capire una cosa importante e decisiva.

Quindi deve nascere spontanea una domanda nel cuore di ciascuno di noi: ho saputo cogliere quest’opportunità che Dio, tramite la Chiesa, mi ha saputo dare in questa fase della mia storia? Chiudere la porta del Giubileo sta a dire che questa opportunità è finita. Non significa che Dio non mi darà altre possibilità diverse, ma questa è terminata.

Ed ecco il secondo significato del chiudere la porta santa: la misericordia non si chiude con la chiusura della porta.

Se il Giubileo è stato un tempo straordinario per “fare i corsi di recupero” di una qualità della Chiesa che sembrava smarrita, ora inizia il tempo ordinario che non è quello di “dimenticarsi di tutto” e regredire come prima, ma quello di mantenere nella prassi quotidiana quanto “guadagnato” in consapevolezza in questo periodo stra-ordinario.

Si chiude la porta della misericordia, ma essa deve restare uno stile inconfondibile nella nostra azione pastorale. Essa non significa buonismo, ma volontà chiara e inderogabile di fare con gli uomini e le donne del nostro tempo un cammino, di accompagnarli insieme nella storia.

Pensiamo al lavoro sul Sinodo della Famiglia. E’ cambiata la dottrina sul Matrimonio? No. Eppure papa Francesco ha insegnato a questa chiesa che il problema non è “chi fa la comunione e chi non deve farla” (le regole ecclesiastiche sono e restano molto chiare), ma come fare capire e comprendere che anche un separato risposato, e quindi in situazione irregolare, non è un figlio di Dio “di serie b”, né un cristiano “di seconda categoria”.

Ha insegnato alla Chiesa che cura pastorale significa accogliere “ogni lucignolo fumigante” e provare a fare un pezzo di strada insieme. Esattamente come faceva Gesù che distingueva il peccato dal peccatore, e recideva il peccato senza schiacciare il peccatore, ma mostrando un volto di tenerezza e di amore, l’unico che avrebbe potuto convertire il cuore di quella persona.

Pensiamo alla vicenda di Zaccheo, che abbiamo letto nel vangelo di qualche domenica fa: Gesù quando passa e “stana” Zaccheo dal suo sicomoro dove si era rifugiato non gli dice: “Caro Zaccheo, ladro. Smetti di fare il ladro, restituisci il maltolto e inizia a fare il bravo. Quando è un po’ di tempo che farai il bravo, allora mi degnerò di venire a casa tua”. Se Gesù avesse fatto così Zaccheo non si sarebbe convertito.

Gesù vede, incontra e chiama: “Oggi Zaccheo voglio stare nella tua casa!” E’ questo amore preveniente, gratuito, non meritato che può cambiare il cuore di Zaccheo. Gesù vuole stare nella sua casa perché vuole fare comprendere che l’amore di Dio è un amore “gratis dato”, che non si merita ma che si riceve come dono.

Gesù paga questo gesto con l’incomprensione: il vangelo dice che “tutti mormoravano”, quindi anche i dodici, la sua Chiesa, rimane scandalizzata da questo gesto che sembra azzardato: un maestro che “si sporca” andando ad abitare nella casa di un pubblico peccatore.

Ma a Gesù non interessa il moralismo bieco dei perbenisti di ogni tempo. A lui sta a cuore la vita del peccatore Zaccheo e guarda solo questo. Guarda come amarlo, perché finalmente il suo cuore di pietra si renda conto di quanto commesso e possa finalmente, fatta esperienza di questo amore, cambiare vita.

Si chiude quindi una porta, ma la Misericordia continua. “La comunità è il luogo del perdono e della festa”, così scriveva anni fa Jean Venier, fondatore delle comunità dell’Arca dove ogni giorno sono accolti poveri e ammalati. Se ci pensiamo bene, il Cristianesimo e il Vangelo ruotano attorno a queste due parole: “perdono” e “festa”. Se smarriamo queste due cose il Vangelo non esiste più.

Vediamo quanta fatica facciamo a risignificare il senso della festa nelle nostre comunità: abbiamo perso il senso del tempo della domenica, come spazio di libertà dalla schiavitù del meccanismo economico che non guarda in faccia a diritti e alle persone, ma appiattisce tutto in nome del “guadagno”. Avevamo perso forse anche il senso del “perdono ? ! ”.

Abbiamo compreso in questo Giubileo che la Chiesa è la comunità dei peccatori che si convertono ogni giorno. E’ il luogo in cui perdono non significa buonismo o condiscendenza, ma coraggio di guardare in faccia le persone e portare loro il cuore di Cristo, trafitto per amore. Solo se faranno questa esperienza di amore completo, gratuito e preveniente potranno finalmente cambiare vita.

Si chiude la porta della Misericordia ma ora inizia il “faticoso esercizio quotidiano” di uno stile nuovo di chiesa, una comunità dei peccatori in perenne conversione, grazie alla Misericordia di Dio trafitta sulla croce di Cristo.



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