Chiudono le scuole antigender. Il vescovo: “Disobbedite”

Procede sempre più a tappe forzate la marcia inarrestabile della rivoluzione antropologica in Spagna. Dopo l’approvazione di una legge nella regione di Madrid che consente ai bambini di cambiare il proprio genere da maschile in femminile e viceversa femminile, questa volta tocca a Valencia. La Comunidad Valenciana, praticamente il governo della regione autonoma di Valencia, […]

Procede sempre più a tappe forzate la marcia inarrestabile della rivoluzione antropologica in Spagna. Dopo l’approvazione di una legge nella regione di Madrid che consente ai bambini di cambiare il proprio genere da maschile in femminile e viceversa femminile, questa volta tocca a Valencia. La Comunidad Valenciana, praticamente il governo della regione autonoma di Valencia, governata da un’alleanza tra partito socialista e Sinistra radicale sta lavorando ad una Legge sulla transessualità.

Il provvedimento, che presto verrà sottoposto a votazione prevede l’obbligo delle scuole di indottrinare i bambini all’ideologia del genere secondo l’agenda stabilita dalle lobby Lgbt. Ma il progetto di legge va oltre quelli similari già approvati a Madrid, alle Baleari e a Murcia: le scuole private parificate che non si adegueranno, subiranno sanzioni economiche fino a 45mila euro e potranno vedersi togliere il contributo statale.

Una misura da stato totalitario contro la quale, a differenza di Madrid, dove le gerarchie ecclesiastiche non si erano opposte, ha tuonato il vescovo di Valencia Antonio Cañizares Llovera, che ha invitato a non sottostare a queste leggi fino a praticare l’obiezione di coscienza.

Uno degli aspetti più inquietanti è rappresentato dal fatto che i minorenni potranno decidere di cambiare sesso, anche chirurgicamente senza il consenso dei genitori. Ma c’è di più: il trattamento verrà pagato dal sistema sanitario pubblico. Contemporaneamente gli istituti scolastici saranno obbligati a redigere un “Piano di convivenza e uguaglianza” che preveda nel piano dell’offerta formativa contenuti sull’identità di genere.

Tutto è spiegato nell’articolo 51 del progetto di legge: «Una persona fisica o giuridica che commetta una mancanza grave rispetto alla legge sulla transessualità potrà essere multata fino a 3000 euro e l’interdizione all’accesso di ogni tipo di sostegno pubblico per un anno. In casi gravi la sanzione schizza a 45mila euro e tre anni di interdizione fino alla chiusura della scuola”.

Ma c’è di più: per dare piena attuazione alla legge i professori saranno costretti ad essere sottoposti ad un corso intensivo di rieducazione al fine di conoscere le “dinamiche di esclusione sociale”.

La proposta di legge arriva contemporaneamente ad una imponente manifestazione delle scuole paritarie cattoliche della regione valenciana che hanno portato in piazza oltre 40mila persone contro i progetti di legge gender oriented nelle scuole. Quanto più la proposta è al limite del sovvertimento, tanto più si è levata la voce del vescovo Cañizares. Questi, in occasione della solennità del Corpus Domini ha tuonato contro le leggi gender.

L’arcivescovo della città spagnola ha chiesto ai cattolici di non lasciarsi «sottomettere da quelle leggi ingiuste basate sull’ideologia di genere, la più insidiosa e distruttive dell’umanità e di tutta la storia» fino a spingersi alla richiesta di obiezione di coscienza dicendo che a «a queste leggi non bisogna obbedire».

Il giorno dopo nel corso di una conferenza al Collegio della Santa Famiglia di Valencia ha constatato che è «una disgrazia che la famiglia non sia la prima preoccupazione degli Stati» e ha citato un parallelo che non mancherà di far discutere come già fece in occasione dell’attacco all’impero gay: «Vogliono distruggere la famiglia come voleva fare l’Unione Sovietica comunista», ha concluso.

di Andrea Zambrano

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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