Chi è davvero Valeria Fedeli

Due anni fa l’onorevole Valeria Fedeli, allora senatrice del Partito Democratico e odierno Ministro dell’Istruzione, ha presentato in Senato un disegno di legge assurdo, sottoscritto anche da trentanove senatori, per la cui attuazione verrebbero spesi ben 200 milioni di euro, concernente la “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei […]

Due anni fa l’onorevole Valeria Fedeli, allora senatrice del Partito Democratico e odierno Ministro dell’Istruzione, ha presentato in Senato un disegno di legge assurdo, sottoscritto anche da trentanove senatori, per la cui attuazione verrebbero spesi ben 200 milioni di euro, concernente la “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”.

Tante parole per fare una cosa tanto semplice quanto inquietante: educare fin dalla tenera età alla teoria del gender. Per chi non lo sapesse la “Teoria del Gender” mira ad eliminare le differenze sessuali e le caratteristiche comportamentali che distinguono i due sessi. Per rendere più chiare le idee facciamo un esempio semplice, nudo e crudo: se un bambino nasce con un organo genitale piuttosto che con un altro, questo non definisce di per sé l’identità di genere. Secondo i promotori di questa assurda “teoria”, l’identità di genere non è un fatto, non è una cosa oggettiva ma si scopre con il tempo. Quindi alla nascita i bambini, anche se hanno il pistolino, sono di genere “neutro” poi decideranno loro se essere maschi o femmine.

Si può capire che tutto ciò è assurdo. Sono arrivati a mettere in discussione le cose più ovvie che ci sono nella vita. Secondo loro non possiamo affermare più con certezza di essere di genere maschile o femminile. Ormai è tutto dettato dal relativismo.

Ma analizziamo il Disegno di Legge della senatrice Fedeli, soprattutto la Relazione che precede gli articoli:

  • «promuovere il superamento degli stereotipi di genere, educando le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del loro apprendimento scolastico, al rispetto della differenza di genere»

Agghiacciante. Per la senatrice del PD le differenze comportamentali dei due generi sono “stereotipi”, sono “luoghi comuni” che la scuola ha inculcato nei bambini fin da piccoli.

Dice la Fedeli in una intervista a “La Repubblica”:

«Alle elementari i libri parlano di bambine che cucinano o cullano le bambole e maschietti che giocano con le costruzioni. Il problema è che in questo modo li si inchioda a stereotipi non lasciandoli liberi di seguire altre inclinazioni».

Inoltre, si parla più volte di “rispetto della differenza di genere”. Ma che vuol dire veramente? Prima dice che bisogna abbandonare “stereotipi di genere/sessisti” e poi dice di “rispettare le differenze di genere”. Abbastanza confusa la senatrice.

Proseguiamo con l’analisi della Relazione:

  • «Nella parte riguardante la formazione è stata anzitutto affermata la rilevanza dei programmi scolastici nel perpetuare discriminazioni di genere – e, di conseguenza, nel condizionare l’effettiva libertà delle future scelte dei discenti, fattisi cittadini adulti, e l’accesso ai diritti loro spettanti – laddove non correttamente orientati al superamento di stereotipi sessisti».

Capiamoci. Questa senatrice sta dicendo che, per esempio, rappresentare in un libro scolastico una bambina che gioca con le bambole è sintomo di discriminazione di genere poiché ciò non è correttamente orientato al superamento di stereotipi sessisti. La Fedeli vuole dire che quella bambina non deve essere rappresentata con le bambole poiché “condiziona l’effettiva libertà delle future scelte dei discenti” e cioè, per dirlo ancora più chiaramente, se un bambino gioca con le bambole si sentirebbe discriminato.

Poi continua:

  • «predisporre specifici corsi di orientamento, nelle scuole primarie e secondarie e negli istituti di istruzione superiore, finalizzati a informare i giovani in merito alle conseguenze negative degli stereotipi di genere, nonché a incoraggiarli intraprendere percorsi di studi e professionali superando visioni tradizionali che tendano a individuarli come tipicamente “maschili” o “femminili” ».

Qui sta il dramma del relativismo, qui sta l’attacco forte alla struttura portante del genere umano. Ormai sembra che i diversi comportamenti dei due generi siano “stereotipi” che la società cattivona impone alle persone e non sia invece (come palesemente è) una cosa naturale! Se le bambine giocano con le bambole e i bambini con i guerrieri non vuol dire che la società ha inculcato queste abitudini, bensì che è la natura!

Ci tengo a sottolineare la parte finale della citazione e cioè:”incoraggiarli intraprendere percorsi di studi e professionali superando visioni tradizionali che tendano a individuarli come tipicamente “maschili” e “femminili” “. Ho voluto riprendere questo pezzo poiché qui è contenuto il chiaro intento di concepire l’essere umano come una persona di genere ” neutro”. La distinzione maschile/femminile è una boiata per la Fedeli, è una cosa che va eliminata perché falsa e portatrice di discriminazione.

Vi siete resi conto della gravitá di ciò? Maschio e femmina non è piú la conseguenza ovvia di un apparato anatomico-psicologico che da sempre e per sempre distingue OGGETTIVAMENTE i due generi. Sappiamo tutti che è ovvio che sesso (avere un organo genitale piuttosto che un altro) coincide per forza con genere! Sono sinonimi. Ecco tutto questo viene messo in discussione. Prima di oggi sarebbe sembrato assurdo scrivere un articolo sul fatto che il cielo è blu e che gli asini non volano. Eppure siamo arrivati anche a questo.

Se si prosegue la lettura spunta fuori anche che l’educazione di genere verrebbe introdotta nelle scuole anche per combattere la violenza sulle donne. Ma cosa c’entra con il tema in questione? E poi, qualora c’entrasse, non avevano già fatto un decreto-legge sul femminicidio? (Altro tema quello del femminicidio che andrebbe spiegato bene poiché viene concepito in chiave ideologica).

I promotori di questo disegno di legge dicono di voler “ruoli di genere non stereotipati”. Ossia, non vogliono che i due sessi siano caratterizzati a priori da un comportamento standard. Cioè, ripetiamo, non vogliono che le bambine siano rappresentate mentre cucinano o giocano con le bambole poiché questi sarebbero “stereotipi” che non permettono libera scelta riguardo l’identità di genere. Quindi, sempre secondo i promotori, se un bambino alle scuole elementari vede su un libro l’immagine di una bambina che gioca con le bambole si sentirebbe condizionato e discriminato.

Riguardo questi “ruoli di genere non stereotipati” sembra sentir parlare Laura Boldrini, che in passato fece l’assurda dichiarazione secondo cui è una discriminazione ai danni delle donne che le pubblicità rappresentino le madri di famiglia mentre servono la cena a tavola.

I tre punti che abbiamo estratto riassumono in modo completo l’intero concetto malsano espresso nelle otto pagine del Disegno di Legge. Un DDL che è un ennesimo risultato, un ennesimo effetto devastante di un mondo, o meglio, di una concezione del mondo sempre più basata e dettata dal relativismo. Questo succede quando l’uomo vuole mettere le mani dove non deve metterle. Mettere in dubbio il fatto oggettivo che porta a dire che un/a bambino/a alla nascita è maschio o femmina, è assurdo. Non si può arrivare a scardinare anche ciò che è ovvio e certo, spazzando via tutta l’anatomia, la psicologia e le caratteristiche comportamentali che fanno parte (e non è la società che li inculca!) dei due generi.

Va bene parlare di temi etici e cercare il confronto con persone che la pensano diversamente, ma tentare di sradicare e di distruggere la distinzione dei due sessi sono cose dell’altro mondo. La domanda che sorge davanti questo scempio è “Perché?”. Una risposta immediata non c’è ma forse, e non è per essere complottisti, questa teoria del gender è uno dei tanti tasselli di un progetto molto più grande.

di Maria Chiara Prete

Fonte: http://www.campariedemaistre.com



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