Centenario del genocidio armeno. «Il sangue dei nostri martiri grida giustizia»

«I nostri santuari distrutti, la violazione dei nostri diritti nazionali, la falsificazione e distorsione della nostra storia, tutti gridano per avere giustizia”». Lettera del patriarca Karekin II

“Il centenario del Genocidio degli armeni è davanti a noi, e le nostre anime risuonano di una potente richiesta di verità e giustizia che non sarà messa a tacere”. Inizia così la lettera enciclica con cui il patriarca armeno ortodosso Karekin II ha aperto ufficialmente le celebrazioni del centenario del genocidio armeno, che dureranno per tutto il 2015.

“Ogni giorno del 2015 – scrive Karekin II nella lettera ripresa da AsiaNews – sarà un giorno di ricordo e devozione per il nostro popolo, un viaggio spirituale ai memoriali dei nostri martiri in patria e della diaspora, davanti ai quali con umiltà ci inginocchiamo in preghiera, offrendo incenso per le anime delle nostre vittime innocenti che giacciono in tombe senza nome poiché hanno accettato di morire piuttosto che ripudiare la loro fede e la loro nazione”.

Il Patriarca ricorda che a partire dal 1915 “i turchi ottomani hanno commesso un genocidio contro il nostro popolo” facendo sì che “un milione e mezzo di nostri figli e figlie hanno subito uccisioni, carestie e malattie: sono stati deportati e costretti a marciare fino alla loro morte”. Karekin II precisa che “l’Armenia occidentale, dove per millenni – dal tempo di Noè – il nostro popolo ha vissuto, creato e costruito la sua storia e cultura, è stata privata della sua popolazione nativa”. Il suo riferimento va inoltre alle chiese e monasteri “dissacrati e distrutti” e alle istituzioni nazionali e scuole “rase al suolo e rovinate”.

Nonostante tutto, è però sorta per il popolo armeno “una nuova alba”. Karekin II afferma che “su una piccola parte recuperata della nostra patria, la nostra gente ha ripristinato lo Stato, ricreato un Paese dalle sue rovine e vestigia, e costruito una ‘patria di luce e di speranza’, di scienza, istruzione e cultura”. Con riferimento anche agli armeni esiliati, “sbocciati in Paesi vicini e lontani”, il Patriarca afferma che “il nostro popolo è risorto dalla morte”.

Karekin II rende dunque gloria al Signore – il quale “come uno scudo Tu ci proteggi con il Tuo favore” (Salmi 5,12) – poiché ha voluto che “la nostra gente – condannata a morte da un piano genocida – sia riuscita a vivere e risorgere, in modo da poter presentare questa giusta causa davanti alla coscienza dell’umanità e al diritto delle genti, per liberare il mondo dalla callosa indifferenza di Pilato e dalla negazione criminale della Turchia”.

La “lotta” però non finisce, perché “il sangue dei nostri martiri innocenti e le sofferenze del nostro popolo gridano per avere giustizia. I nostri santuari distrutti, la violazione dei nostri diritti nazionali, la falsificazione e distorsione della nostra storia, tutti gridano per avere giustizia”.

Il Patriarca aggiunge quindi: “Come Pontefice degli armeni, è di conforto per lo spirito annunciare alla nostra gente che il 23 aprile 2015, durante la Divina Liturgia, la nostra Santa Chiesa offrirà un servizio speciale per canonizzare i suoi figli e figlie che hanno accettato il martirio come santi ‘per la fede e per la patria’, e proclamerà il 24 aprile come Giornata del ricordo dei Santi Martiri del Genocidio”.

Il suo invito è dunque a rendere “fecondo” il centenario “valorizzando il percorso di travaglio e di rinascita del nostro popolo, durato 100 anni, in modo che i nostri figli – riconoscendo la volontà eroica dei loro nonni e genitori di vivere e creare e i loro sforzi intrapresi per il bene della nazione e della patria – possano creare un nuovo giorno luminoso per la nostra patria e per la nostra gente, dispersa in tutto il mondo”.

Fonte: http://www.tempi.it



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