Celebrazione per i malati a Monte Grisa

La celebrazione si ripeterà ogni terza domenica del mese. Padre Luigi Moro ha spiegato il significato della sofferenza e del sacramento dell’Unzione.

E’ stata celebrata nel Santuario di Monte Grisa domenica 19 luglio pomeriggio una funzione dedicata agli ammalati e ai sofferenti, sia fisici che psichici.

Questa celebrazione, che si ripeterà alle ore 16 di ogni terza domenica del mese, è un’iniziativa voluta dall’Arcivescovo dei Trieste Mons. Crepaldi, e si presenta come una novità in quanto a Trieste, fino ad ora, non esisteva un momento come questo, specificatamente dedicato alle persone sofferenti.

La funzione è cominciata con l’adorazione eucaristica, al termine della quale Padre Luigi Moro ha impartito la benedizione sacramentale passando per ogni singolo banco della chiesa.

Ancora una volta questo tempio ha visto la presenza di almeno duecento persone e colpiva molto l’eterogeneità dei fedeli convenuti, in un’equilibrata distribuzione di giovani, anziani e tante coppie con bambini piccoli.

“L’Olio Santo – ha detto Padre Luigi – è un atto di salvezza operato da Gesù e dono dello Spirito Santo come rimedio alla malattia, aiuto per accettare con fede il dolore, medicina che va cercata sin dall’inizio della malattia; Sacramento di consolazione per il credente redento da Gesù nostra Salvezza”.

Il Sacramento dell’Unzione è stato imposto a tutti quanti lo volevano e tantissime persone si sono messe ordinatamente in fila per riceverlo. Quanta fede, quanta ricerca di Dio in quei volti.

Molti giovani, segno che sempre più persone cercano forse una guarigione da malesseri spirituali ed interiori, più che da una malattia fisica; in un certo senso lo si può comprendere anche dalle parole pronunciate durante l’omelia: “Oggi qui con la nostra presenza abbiamo cercato di toccare il mantello di Gesù. Quando incontri un Sacramento è Lui che ti tocca; Gesù ti tocca il cuore, e si fa sentire in modo forte attraverso il sacramento”.

L’invito di Gesù a riposarsi in un luogo deserto è anche un invito “a prendersi del tempo per sé stessi, entrare in contatto con noi, a partire dalla esigenza più intima che la coscienza illuminata pone di fronte alla tua persona; il chiostro – continua Padre Luigi – dove uno potrebbe trovare in qualsiasi momento ed in mezzo alla confusione più accesa riposo e silenzio è il cuore! Il Signore raggiunge la tua anima nel cuore, cioè nell’interiorità. La coscienza parla, entrare nell’animo significa entrare in contatto con Gesù. Solo chi ha in sé un qualcosa di grande può sopportare i dolori e le difficoltà!”.

A fianco dell’altare c’era la statua della Madonna del Carmine, Patrona di Isola d’Istria, la cui ricorrenza è appena stata.

Al termine della Santa Messa, a chi lo desiderava, è stato imposto lo scapolare, segno di devozione e di consacrazione alla Madonna. “La Madonna ha nel cuore Gesù e Gesù ha nel cuore la Madonna. Come una Mamma ed un Papà, e noi siamo i bambini che corrono nel lettone per mettersi in mezzo a loro; mettersi nel Cuore di Gesù sia come, appunto, un bambino che corre nel lettone dei genitori, come mettersi in un abbraccio grande tra Maria e Gesù”.

All’uscita, dopo la Messa, tanti hanno lasciato il santuario con volto sorridente e sereno.



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