Il Santo Tempio di Dio

Omelia dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi in apertura delle celebrazioni per il 750mo anniversario della dedicazione del Duomo di Muggia. Una rinnovata opzione per una vita di santità personale.

 

DIOCESI DI TRIESTE

CELEBRAZIONE 750° ANNIVERSARIO DEL DUOMO

+Giampaolo Crepaldi

Muggia, 29 dicembre 2013

Distinte autorità, caro don Silvano Latin, confratelli nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle in Cristo!

1. Sono particolarmente lieto e onorato di poter dar avvio, con questa solenne celebrazione eucaristica, alle celebrazioni per il 750° anniversario del Duomo di Muggia, celebrazioni che si concluderanno nel mese di giugno del prossimo anno in occasione della festa dedicata ai santi patroni Giovanni e Paolo. Annoverato tra le più antiche chiese della nostra Diocesi, il Duomo fu consacrato il 29 dicembre del 1263 dal mio predecessore Arlongo dei Visgoni, come attestato in una pergamena originale conservata nell’Archivio Parrocchiale. Anche se inizialmente la chiesa era sottomessa alla giurisdizione della Pieve mariana situata sul colle di Castrum Muglae, progressivamente, anche per lo sviluppo a mare della cittadina, essa si rese indipendente e, beneficata da una feconda sinergia tra le autorità religiose e quelle civile, ebbe l’opportunità dopo 200 anni di vedersi impreziosita con una facciata suggestiva dal profilo sinuoso ispirata al gotico veneziano.

2. Carissimi fratelli e sorelle,dal 1263, Muggia tutta continua a vivere e a individuare i profili della sua identità religiosa e civile a partire dal suo Duomo che, in maniera emblematica, è come il punto fermo – quel punto che dà certezza e sicurezza al senso del vivere personale e comunitario – nel variegato e spesso incerto fluire dei tempi storici e delle stagioni culturali.  E il Duomo quale punto fermo – ben visibile e riconoscibile da tutti – è tale a una condizione: che sia abitato da cristiani, uomini e donne, dalla fede salda, dalla speranza certa, dalla carità operosa. La prima lettera di san Pietro apostolo, infatti, propone la Chiesa, vale a dire la comunità dei cristiani, come un edificio spirituale fatto di pietre vive. In particolare, dice: “Allontanate dunque ogni genere di cattiveria e di frode, ipocrisie, gelosie e ogni maldicenza. Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (1Pt 2, 1-5).

3. Carissimi fratelli e sorelle, le fauste celebrazioni per il 750° anniversario della consacrazione del Duomo saranno tanto più autentiche se promuoveranno l’occasione di un profondo rinnovamento spirituale, tramite una rinnovata opzione per una vita di santità personale.La vocazione delle vocazioni è la vocazione alla santità.Tutta la storia della Chiesa è lì a testimoniare che le grandi stagioni di rinnovamento sono state animate dai santi: sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, san Francesco e santa Chiara, santa Caterina da Siena, sant’Ignazio di Loyola, san Giovanni della Croce e santa Teresa d’Avila, il curato d’Ars, santa Teresa del Bambin Gesù, san Giovanni Bosco…. Si chiedeva sant’Agostino:  «Chi sono i santi?» Per il grande Dottore della Chiesa i santi sono i beati, cioè i seguaci delle Beatitudini del Regno (cf. Sul Salmo 31,7). Le Beatitudini non sono un messaggio poetico. Esse indicano uno stile di vita, esigono l’impegno di tutta l’esistenza del credente e portano alla conversione profonda di tutto il nostro essere, per riscoprire nella vita il primato di Dio e del Suo amore. «Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33), ha detto Gesù nel contesto del discorso che si apre con le Beatitudini.

4. Carissimi fratelli e sorelle, la coltivazione della vocazione alla santità consentirà alla vostra comunità di intraprendere una nuova stagione di evangelizzazione, stagione tanto incoraggiata anche dal nostro Santo Padre Francesco con la sua recente Esortazione apostolica Evangelii gaudium. Prima di lasciare visibilmente gli apostoli e i discepoli, Gesù ha detto: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16, 15). Il Cristo, mentre sta per tornare presso il Padre, affida questo compito divino, la Sua stessa missione salvifica, agli uomini: agli apostoli, alla Chiesa, a tutti noi. Tutti siamo chiamati a essere evangelizzatori, missionari e testimoni dell’opera di Cristo. L’oggetto o il contenuto di tale missione è lo stesso realizzato dal Cristo: predicare il Vangelo del Regno di Dio, invitare le persone alla conversione, perché conseguano la salvezza, ottenendo il perdono dei peccati.

5. Carissimi fratelli e sorelle, le celebrazioni del 750° anniversario del Duomo saranno l’occasione propizia per coltivare una rinnovata responsabilità cristiana, intessuta di carità e solidarietà, nei confronti delle persone, soprattutto dei poveri, che vivono in questo territorio. L’identificare il cuore della missione della Chiesa nell’annuncio di Cristo e del Suo Vangelo, infatti, non ci distacca dai nostri impegni concreti, temporali e sociali. Il guardare verso la mèta non distoglie la nostra attenzione dal quotidiano in cui viviamo, né tanto meno svuota il nostro impegno storico. La fede cristiana, infatti, non è oppio o droga che addormenta le coscienze! Essere cristiani significa lavorare alla costruzione della città terrena, per realizzare una città per l’uomo e degna dell’uomo, nella prospettiva, delineata da Paolo VI, di una civiltà dell’amore. Allora, l’apertura al Trascendente, che è Dio, non è alienazione per l’uomo, ma diventa garanzia insostituibile della immanenza, della stessa libertà umana. L’incontro con Dio è per l’uomo motivo di maggior impegno storico, fino all’eroismo; esso è grazia per l’elevazione e la responsabilizzazione dell’uomo.

6. Carissimi fratelli e sorelle, affidiamo alla materna protezione della Madonna – che, in questi santi giorni resi luminosi dal Natale del Signore, invochiamo con il titolo di Mater Dei – le celebrazioni del 750° anniversario del Duomo di Muggia, affinché siano occasioni di crescita personale e comunitaria. Al Natale del Signore siamo invitati ad unire il giorno natalizio del Duomo. A questo riguardo scrisse San Cesario di Arles: “Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo e vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Se riflettiamo un po’ più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo (At 17,24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell’anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: Santo è il tempio di Dio che siete voi (1Cor 3, 17) (Discorsi 229, 1-3). Così sia!

 



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