Il nuovo anno pastorale a Trieste

In una lunga intervista al direttore di Vita Nuova nella rubrica “Il Caminetto dell’Arcivescovo”, Mons. Crepaldi anticipa i principali impegni della diocesi nel nuovo anno pastorale che sta iniziando.

Eccellenza, è diventata ormai una specie di tradizione dedicare il Caminetto di settembre a dare uno sguardo sul nuovo anno pastorale che inizia dopo l’estate. Le iniziative diocesane, a dire il vero, sono già iniziate dopo la pausa estiva, basti pensare agli Incontri con l’Autore, in corso in questi giorni, e la Veglia di preghiera per la pace che si terrà domani sera a Sant’Antonio Taumaturgo. Gettando però lo sguardo più avanti lungo l’anno, cosa può anticiparci?

Prima di tutto vorrei richiamare l’attenzione su due percorsi di grande importanza che avverranno nei prossimi mesi. Il primo è la conclusione dell’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI e portato avanti da Papa Francesco anche con la sua prima enciclica “Lumen Fidei”, che Vita Nuova, come ho visto, sta presentando organicamente punto per punto. L’Anno della Fede terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Ci sono state molte iniziative nella nostra Diocesi a riguardo. Una in particolare vorrei qui ricordare. Nell’Anno della Fede, come Vescovo, ho sentito il dovere di riproporre i contenuti della fede cattolica, scrivendo un Catechismo a puntate pubblicato su Vita Nuova. Questo Anno della Fede ha certamente prodotto molti buoni frutti anche a Trieste. Ho potuto sperimentarlo nel campo vocazionale e tra i giovani, con i quali sono stato a contatto anche durante il Pellegrinaggio in Terra Santa di fine luglio.

Ricordo che, in collegamento con l’Anno della Fede, stiamo predisponendo la stampa di un prezioso Evangelario per l’intronizzazione del Vangelo durante le celebrazioni liturgiche in Cattedrale. Si tratta di un’opera dal considerevole impegno, resa possibile dalla generosità di alcuni cittadini e di un Ente.

La fermo per chiedere un approfondimento. L’Anno della Fede è stato anche l’Anno del Concilio Vaticano II. Si pensa di fare qualcosa di specifico?

Ho apprezzato che Vita Nuova si sia interessata a questo tema e lo abbia approfondito. Purtroppo sul Concilio permangono alcuni equivoci e le precisazioni di Vita Nuova sono state utili. Aggiungo che siamo in attesa della pubblicazione del volume contenente gli appunti del Vescovo Mons. Santin al Concilio, a cui egli partecipò. E’ un materiale di grande interesse perché pone in relazione Trieste con i grandi dibattiti conciliari. 

Non posso, a questo proposito, non approfittare giornalisticamente dell’aggancio che lei involontariamente mi offre. L’ultimo scorcio di questa estate è stato caratterizzato della recrudescenza delle polemiche sulla statua di Mons. Santin. Che effetto hanno prodotto su di lei?

Mi hanno fatto pensare che il partito del “no se pol” si è mobilitato ancora. A Trieste questo è il partito più pimpante e influente che ci sia. Si è ricominciato così con il festival del bizantinismo logorroico e inconcludente. Da parte mia posso dire solo che spero che la città onori in modo degno ed esemplare la memoria di questo grande vescovo. 

Torniamo all’altro percorso di cui parlava. Suppongo che riguardi il Sinodo …

Esattamente. Si apre il secondo anno del Sinodo sul tema “La Fede celebrata”. La coincidenza tra Anno della Fede e apertura del Sinodo è stata di grande significato. Quest’anno i Sinodali pregheranno e rifletteranno sulla liturgia, dato che tra fede celebrata e fede creduta c’è una relazione di identità: lex orandi lex credendi. Bisogna camminare sulla scia della riforma indicata dal Concilio Vaticano II dentro la tradizione complessiva della Chiesa. Abbiamo avuto notevoli insegnamenti in questo senso da parte degli ultimi Pontefici. Invito tutta la Diocesi a seguire con partecipazione e con la preghiera i lavori del sinodo che quest’anno toccano un tema molto delicato.

Ricordo che, in margine al Sinodo, uscirà quest’anno il libro di analisi storica sui sinodi a Trieste del Prof. Giuseppe Cuscito, che ringrazio per l’importante e impegnativo lavoro. Il libro aiuterà a collegare questo nostro Sinodo con la storia della Chiesa tergestina.

La città attende ogni anno gli incontri della Cattedra di San Giusto. Può anticiparci qualcosa in merito?

Nel periodo di Avvento gli interventi riguarderanno il tema: “Riforma e riforme”. Gli incontri previsti per il periodo di Quaresima riguarderanno invece tematiche connesse con la fede e la carità. Gli incontri della Cattedra, vorrei ricordarlo, nascono dalla convinzione che la fede cattolica ha una sua intrinseca dimensione culturale, non solo nel senso di erudizione, ma nel senso di parlare all’uomo dentro il suo mondo. Ecco perché solitamente il ciclo di Avvento della Cattedra è dedicato a temi sociali e quello di Quaresima ad argomenti spirituali: tra le due dimensioni non c’è opposizione.

Altre iniziative previste?

Ce ne sono molte a cui qui posso solo accennare. Si vuole costituire un Centro integrato di ascolto per i poveri, per la vita e per il lavoro, rivolto a quanti sono in difficoltà e nel bisogno sia dal punto di vista dell’accoglienza di una nuova vita che da quello dell’occupazione. I bisogni dell’uomo sono un tutt’uno e si richiamano a vicenda.

Intendiamo poi far partire un percorso di pastorale giovanile sul tema dell’emergenza educativa. Si è scelto lo spinoso e drammatico argomento del “bere” in età giovanile. Ci saranno iniziative ad hoc e di sensibilizzazione delle parrocchie.

Mi sembra che con queste due iniziative la Diocesi voglia assicurare la propria presenza anche nella costruzione della convivenza sociale di Trieste, rispondendo con responsabilità e in solidarietà con tutti gli uomini di buona volontà ai bisogni della popolazione. E sul piano politico?

Come ho già affermato più volte, la Chiesa c’è, è dentro la vita di Trieste e non può interessarsene solo per spezzoni. Certo che lo fa come Chiesa e non come partito, come sindacato o come associazione di volontariato. Papa Francesco ha detto che la Chiesa non è una ONG. In questo senso religioso e morale essa si occupa anche della politica perché ha a cuore l’uomo e l’uomo non vive da solo ma insieme agli altri uomini e la politica è l’architettura della convivenza.

Si prevede qualcosa di specifico?

Da tempo ho reso pubblico un nuovo progetto di formazione all’impegno sociale e politico per Trieste. La proposta è contenuta in un mio libretto dal titolo “Laboratorio Trieste. La formazione dei laici all’impegno sociale e politico”, che ha avuto anche risonanza nazionale. Per mancanza di tempo non si è riusciti ad avviarlo. Quest’anno l’iniziativa partirà in modo organico. Le cose grandi cominciano piccole. Anche questa crescerà col tempo. L’importante è cominciare e cominciare bene.

A mio avviso, uno dei segni del bisogno di questa formazione dei laici è che davanti a grandi questioni politiche – penso alla legge sull’omofobia sul piano nazionale oppure alla raccolta di firme per l’eutanasia sul piano locale – i laici cattolici tacciono, a parte qualche singola persona. Mi riferisco ai laici cattolici come singoli ed anche come aggregati in associazioni. E’ d’accordo?

Ritengo che ci sia ancora tanto lavoro da fare affinché i laici, sia singoli fedeli che aggregati, capiscano che l’evangelizzazione riguarda anche le strutture sociali, non nel senso di battezzarle o meno con l’acqua santa, ma nel senso di darsi da fare affinché rispettino la legge naturale e l’identità umana. C’è una errata concezione della democrazia. Come se la democrazia avesse eliminato il dovere proprio del potere politico di servire l’uomo per quello che è e per quello che deve essere. C’è anche una errata concezione della fede. Come se la fede non avesse un ruolo pubblico che fa leva non solo sulla testimonianza personale, ma anche su una sana competizione culturale e politica tra visioni contrastanti della persona.   

A proposito del potere politico. Nei giorni scorsi è emerso il problema della moschea a Trieste. Cosa ne pensa il Vescovo di Trieste?

Rispondo affrontando il problema a due livelli. Ad un livello generale faccio notare che la Chiesa ha nei confronti delle altre religioni solo l’obbligo del dialogo nella verità. Un dialogo mai separato dall’annuncio di Cristo. Spetta piuttosto al potere politico, e non alla Chiesa, garantire il diritto alla libertà religiosa nel rispetto della giustizia e del bene comune.

Rispondendo più in particolare alla sua domanda, e in base a quanto ho ora detto, la notizia di una moschea a Trieste non è una notizia, dato che siamo in uno Stato che rispetta, nella giustizia, il diritto alla libertà religiosa. Sarebbe invece una vera novità se in molti Paesi islamici fosse possibile costruire una chiesa cattolica come qui da noi è possibile costruire una moschea. Una novità ancora maggiore sarebbe se terminasse il massacro dei cristiani in alcuni Paesi islamici, soprattutto in Egitto. E una ancora maggiore se gli islamici la finissero di ammazzarsi tra loro, come sta avvenendo, con il rischio di mettere in pericolo la pace nel mondo. Le tanto declamate primavere arabe stanno finendo quasi tutte in un orribile bagno di sangue. Consapevole del momento difficilissimo che stiamo attraversando, nell’Angelus di domenica scorsa, Papa Francesco ha invitato i cristiani al digiuno, alla preghiera e a promuovere la pace. E’ quello che faremo.

Ha stupito molti il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata da parte della Santa Sede. Siccome i Frati di questo ordine sono presenti anche a Trieste, le chiedo un suo parere in proposito.

Sono molto contento della presenza dei Frati dell’Immacolata a Santa Maria Maggiore. Hanno la mia stima e la mia fiducia e quelle della Diocesi.  Sono loro vicino in questo momento difficile. Credo che dal commissariamento deriverà un bene per la Congregazione ed ho piena e totale fiducia nell’operato della Santa Sede. Non ho approvato gli atteggiamenti scomposti di alcuni ambienti tradizionalisti cattolici che hanno visto nel commissariamento un attacco alla messa antica e alle disposizioni di Benedetto XVI che l’aveva ripristinata. Atteggiamenti scomposti, che sono stati denunciati dagli stessi Frati.



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