Bruce Springsteen e siti porno alla “guerra dei bagni”

Per punire il North Carolina, colpevole di “discriminare” i trans nell’accesso ai bagni pubblici, celebrità, presidenti e multinazionali sono intenzionati a discriminare tutti

Gli ultimi, in ordine cronologico, sono stati i Pearl Jam. Anche loro si sono uniti al carosello di star che hanno boicottato il North Carolina per vincere quella che si potrebbe definire la “guerra dei bagni” cominciata circa un mese fa.

La guerra, che accende gli animi più della campagna elettorale, ruota attorno a una legge approvata il 23 marzo dallo Stato che si affaccia sull’Atlantico e che vieta alle persone di accedere ai bagni pubblici in base alla percezione soggettiva del sesso. Gli uomini che si sentono donne (transgender donne) ma che mantengono l’apparato riproduttivo maschile, dunque, non potranno andare nei bagni delle donne. Così come le donne che si sentono uomini (transgender uomini) ma che mantengono l’apparato riproduttivo femminile, non potranno andare nei bagni degli uomini. È questione di buon senso, privacy e sicurezza, ha giustificato la legge il governatore McCrory.

DA SPRINGSTEEN A MOORE. I Pearl Jam hanno definito «spregevole» questa legge che «incoraggia la discriminazione contro un intero gruppo di cittadini americani». E così hanno cancellato la data del tour a due soli giorni di distanza. Il gruppo non ha fatto che seguire le orme di Bruce Springsteen, che non andrà in North Carolina come promesso per «combattere contro il pregiudizio e l’intolleranza», l’ex Beatles Ringo Starr, che vuole «prendere posizione contro l’odio, diffondendo pace e amore». Perfino il regista duro e puro Michael Moore ha deciso di infliggere una dura punizione a tutti i cittadini, ordinando di non proiettare il suo nuovo film nei cinema di Raleigh e dintorni.

DOPPIO COLPO. I nomi delle star, ovviamente, sono apparsi su tutti i giornali e le celebrità si sono fatte una bella pubblicità. Alcune, quindi, hanno optato per dare un colpo al cerchio e uno alla botte: pur sottolineando di essere contrarissimi alla legge che viola «i diritti umani degli Lgbtq», hanno deciso di non espungere dal cartellone le date dei concerti, trasformandoli in una grande manifestazione «per far cancellare la legge». Hanno scelto questa strada Jimmy Buffet, Cyndi Lauper, Laura Jane Grace e Brandi Carlile.

MENO POSTI DI LAVORO. Le star però non si sono inventate niente. Sono le grandi multinazionali ad aver ingaggiato per prime la “guerra dei bagni” con un metodo innovativo: per impedire la «discriminazione di alcuni», hanno deciso di discriminare tutti. PayPal, seguita da Deutsche Bank, ha fermato l’apertura di un nuovo centro operativo con sede a Charlotte, la città più importante del North Carolina: le due aziende hanno così impedito la creazione di oltre 650 posti di lavoro.

MENO PORNO. Anche il sito porno xHamster ha deciso di «punire gravemente» gli abitanti del North Carolina, non permettendo più ai residenti nello Stato di accedere ai filmini perché, come è risaputo, il sito porno «rispetta e abbraccia tutti i tipi di sessualità». I veri precursori del boicottaggio globale sono stati i big della Silicon Valley: Facebook, Google, Twitter, insieme ad altri 120 colossi del business americano, hanno scritto una lettera per opporsi alla legge.

BARACK OBAMA. Laddove c’è progresso, ovviamente, non poteva mancare Barack Obama, che ha minacciato di tagliare i fondi federali miliardari allo Stato. Così probabilmente molte scuole e alloggi pubblici dovrebbero chiudere. Ma chiuderebbero anche i loro bagni discriminatori solo per maschi e solo per femmine. E giustizia sarà fatta.

di Leone Grotti

Fonte: http://www.tempi.it



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