Avvento in Croazia

Gli amici croati dall’altra parte dell’Adriatico non attraversano anni facili: dopo la lunga dittatura e la travagliata lotta per l’indipendenza ultimamente si trovano a dover fronteggiare una repentina accellerazione del processo di secolarizzazione che in brevissimo tempo è arrivato a livelli di guardia, come dimostra la recente iniziativa popolare per la costituzionalizzazione del matrimonio naturale […]

Gli amici croati dall’altra parte dell’Adriatico non attraversano anni facili: dopo la lunga dittatura e la travagliata lotta per l’indipendenza ultimamente si trovano a dover fronteggiare una repentina accellerazione del processo di secolarizzazione che in brevissimo tempo è arrivato a livelli di guardia, come dimostra la recente iniziativa popolare per la costituzionalizzazione del matrimonio naturale come valore fondante della società. Però, d’altra parte, è pure vero che se le classi dirigenti del Paese appaiono decisamente influenzate dalle ideologie del mondo – occidentale e non – dall’altra parte la base del corpo sociale si conserva ancora piuttosto fedele alle sue radici: da questo punto di vista la preparazione al Natale, ad esempio, nelle quattro settimane del periodo di Avvento offre un indicatore abbastanza sensibile dello stato di salute dell’anima profonda croata. Girando per le strade, da Zagabria in giù, e in modo sempre più visibile man mano che si scende al Sud l’atmosfera natalizia è palpabile ovunque: e non ci riferiamo qui ai tradizionali mercatini d’artigianato, che per quanto laicamente esprimono comunque una dimensione tipica del folklore locale più sentito, ma proprio ai riti e ai costumi della religiosità cattolica in quanto tale nel suo insieme. Dalle corone di Avvento diffuse fuori dalle Chiese ad adornare cristianamente la pubblica piazza, ai canti del periodo di attesa che risuonano quà e là, agli immancabili presepi, l’atmosfera generale trasmette al passante di turno diversi motivi di riflessione su quello che sta per accadere. C’è anche, naturalmente, non lo si nega, la parte più consumistica, profana e commerciale dell’evento ma non è questa in ultima analisi la più sentita e seguita a livello popolare. Nelle chiese, poi, la tradizione delle Messe dell’Aurora (ben prima delle sette nel periodo invernale) è ancora celebrata e tutto sommato partecipata: per chi viene da fuori è questo un segno di indubbia vitalità delle singole comunità, non si parla folle oceaniche certo, ma – per dirla con le parole del Vangelo – di un gregge fedele che segue in ogni caso il suo Pastore, nella buona e nella cattiva sorte. Insomma, da queste parti il Natale mantiene ancora i suoi distintivi segni cristiani, più nelle campagne che nelle città, e più tra le generazioni adulte che tra i giovani, se volessimo dare altri elementi una lettura del fenomeno più sociologica, ma comunque tiene. La sfida sarà trasmettere tutto questo alle giovani generazioni che, progressivamente, per motivi anagrafici, perderanno il contatto con la testimonianza viva degli anziani che ancora oggi raccontano com’era mantenere salda la testimonianza della fede negli anni Ottanta contro tutto e tutti.

I critici del cattolicesimo di popolo e i simpatizzanti della scelta religiosa invece di fronte a queste manifestazioni di massa tirano solitamente fuori l’argomento del nazionalismo politico xenofobo e razzista che avrebbe fatto gioco a qualche corrente scalmanata della Chiesa locale in chiave identitaria in questo o quel frangente storico: un po’ il discorso che si fa con il cattolicesimo irlandese o polacco, mutatis mutandis, quando si vuole denigrarli, dove pure la nazionalità del popolo si è intrecciata nel corso della storia in modo indissolubile con la pratica cattolica, anche semplicemente per affermare che cosa culturalmente non era irlandese, polacco, o, in questo caso, croato. Ci pare però un argomento piuttosto debole: se è vero che l’adesione alla fede di suo è, e deve restare, sempre libera a livello di singoli, ciò non toglie che nei casi citati il cattolicesimo abbia giocato un ruolo significativo storicamente proprio in virtù della massiccia comunità di famiglie (e scuole e poi università e ancora ospedali, e chi più ne ha più ne metta) che aveva plasmato all’interno di quel particolare corpo sociale. In ogni caso, mettendo un attimo tra parentesi il caso irlandese attualmente in crisi per altri e quantomai complessi motivi, che oggi il cattolicesimo croato e quello polacco riescano ancora ad esprimere un’originalità popolare diffusa in modo trasversale non può che essere visto come un segno di speranza per quanti hanno a cuore le dimenticate radici cristiane del Continente. E che in Croazia l’Avvento sia in qualche modo tuttora seguito e sentito cristianamente, di certo più che da noi, è una buona, anzi buonissima notizia a parere nostro, l’ennesima peraltro, che arriva da quel mondo ‘nascosto’ dalla Cortina di ferro fino a pochi anni fa succube del più grande universo ateistico mai organizzato sulla faccia della terra: un imprevisto ‘segno dei tempi’, da leggere con interesse, per chi voglia ascoltarlo.



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