ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN RIFUGIATO | INTERVISTA AD ABDULAZEZ DUKHAN

01/09 0TTOBRE 2016
TRIESTE, Curia Vescovile
ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN RIFUGIATO
MOSTRA FOTOGRAFICA DI ABDULAZEZ DUKHAN

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INTERVISTA CON ABDULAZEZ DUKHAN, KAMARA SALONICCO, 23 AGOSTO 2016 DI ALBERTO FLEGO

Attraverso gli occhi di un rifugiato è un progetto creato da Abdulazez Dukhan, un giovane Siriano, diciottenne, che è giunto in Grecia nel Febbraio 2016.
Il suo obiettivo è dare voce ai rifugiati in modo sempre più forte, usando la sua fotografia, e raccontando le difficoltà quotidiane della loro esistenza, divulgando le loro storie, facendo brevi interviste con loro ed incoraggiando i volontari a parlare di loro, ed anche incoraggiando i volontari a parlare della loro esperienza.
La sua operazione culturale è protesa ad una raccolta di fondi per finanziare le molte azioni pratiche che Abdulazez sta seguendo nel Nord della Grecia: sta raccogliendo donazioni per creare un piccolo panificio autogestito dai profughi residenti nel campo di Vasilika, affinché possano mangiare prodotti alimentari freschi ogni giorno, e sta gestendo in ben tre campi profughi l’acquisto e la distribuzione autogestita di cuscini nuovi per tutti.

A.F. Buonasera signor Dukhan. Mi solleva molto poter condividere con i lettori la sua esperienza. Grazie. Può raccontarmi per favore qualcosa della sua vita?
A.D.Certamente. Salve, buonasera. Il mio nome è Abdulaziz e sono un graphic designer, un artista digitale del web e ho 18 anni. Sono Siriano e provengo da Homs e mi considero un artista da due anni, da quando incominciai ad interessarmi di fotografia artistica digitale e al programma Photoshop e a queste cose…sono già passati due anni e sono ancora intenzionato a dedicarmi con impegno in questo, sia come rifugiato che come libero artista.

A.F.Grazie. Mi dica, che cosa è cambiato nella sua vita e nel suo lavoro di fotografo dopo la guerra?
A.D.Generalmente la fotografia attua tantissimi cambiamenti nella vita, ed attiva moltissimi cambiamenti in ogni cosa. Ad esempio ha cambiato totalmente la mia vita, e facendo fotografie anche tu puoi cambiare tantissime cose: oggi puoi anche trasferire gli avvenimenti reali in un’immagine realistica attraverso il mondo intero, in tutto il mondo… e puoi mostrare al mondo che succede intorno a te, che accade attorno a te. Così con la fotografia tu puoi fare ogni cosa desideri, e puoi dimostrare al mondo che succede attorno a te e in alcuni luoghi, in una specie di “block-notes” visivo per il mondo… tu puoi anche solo con uno scatto cogliere il nocciolo della questione che vuoi proporre, e poi creare come una selezione di immagini su quello che vuoi comunicare, e questa cosa è la più importante dal mio punto di vista per un fotografo.

A.F.Per favore può raccontarmi qualcosa sul suo viaggio in Grecia?
A.D.Proprio in questi giorni, per l’esattezza quest’oggi, sono al compimento del mio settimo mese di permanenza in Grecia. Stare qui in Grecia non è per niente facile, ma stò cercando di fare qualcosa di buono… forse, in questo tempo d’attesa. Però è stato doloroso, certamente un periodo doloroso e di lunghe attese. Non c’è niente da fare, non c’è nulla da provare e da sperimentare. Ma si può sempre tentare di provare a spendere il proprio tempo per fare qualcosa di importante. E’ molto importante impegnare il proprio tempo per uno scopo. Lo faccio disperatamente ma senza disperarmi… e sono qui già da sette mesi. Sto ancora tentando di fare soltanto qualcosa di buono in questo periodo. Ebbene, lo abbiamo fatto di certo e …non lo abbiamo fatto. In breve, con educazione e senso civico avendo avuto rispetto per tutti vivendo qui in Grecia ( ma poteva essere qualsiasi altro Paese) per sei o sette mesi senza aver nulla da fare e sprecando inutilmente il nostro tempo in questo modo, sicuramente si, siamo stati virtuosi. Ma non lo abbiamo fatto perché siamo stati senza nulla di utile da fare, lontani dall’istruzione e dalla scuola, dall’Università o dal mondo del lavoro o da qualsiasi altra cosa come lo sport, la musica, l’arte.

A.F.La sua esperienza al campo di Eidomeni: che cosa è successo lì? Può raccontarcelo? A.D.Sono stato nel campo di Eidomeni per tredici giorni. Furono per l’esattezza i miei primi tredici giorni in Grecia, in cui vidi le peggiori situazioni immaginabili, ad Eidomeni. Era una sorta di girone infernale, certo, od era piuttosto un caos disastroso in cui 13.000 persone arrivate in Grecia sui gommoni, si ritrovavano qui concentrate: fu molto difficile restare lì in quei giorni, tu con tutte le tue cose n quel campo. Perchè può immaginare, ero lì con 13.000 persone rifugiate ed era incredibile: quando tu avevi bisogno di qualcosa da mangiare dovevi aspettare in fila per ore e ore, con migliaia di persone in coda …lo stesso accadeva quando avevi bisogno di una coperta, o di una tenda. Ed era inverno, fu molto difficile restare lì con quel tempo atmosferico, e forse le cose peggiori che io vidi in tutta la mia vita accaddero lì. Perché per più giorni ho vissuto senza una tenda, con solo una coperta per coprirmi sopra di me, e senza alcuna sorta di ricovero…e le cose furono pessime perché pioveva, e talvolta pioveva anche per più di tre giorni di seguito: così noi provavamo a spostarci e a muoverci con le nostre poche cose da una tenda all’altra, da un luogo a un altro solo per prendere posto o cercare di trovare un ricovero da qualche parte, o di trovare una tenda… così. Furono le cose peggiori che ho visto in tutta la mia vita, nonostante le molte esperienze drammatiche già vissute precedentemente.

A.F. Che può dirmi di “Medici senza Frontiere”, “Caritas Hellas” e “Praksis”, e il loro lavoro per voi…li ha mai incontrati? Che impressione si è fatto di loro?
A.D.Generalmente non li ho mai incontrati, ma ho sentito molto parlare di “Praksis”e mi sono piaciuti moltissimo i loro programmi. Erano tutti sicuramente lì ad Eidomeni. Ma quando tu sei un rifugiato e ti ritrovi a vivere lì, con intorno a te tantissima gente, senza sapere chi stai incontrando, perché tu sei una persona “da controllare” per l’Europa, da controllare per ogni motivo…ed io ero lì solo per tredici giorni per quanto mi riguarda e non sapevo chi stava lì operando, chi era quello o quale fosse l’organizzazione della squadra, ma tutti loro c’erano sicuramente. Lo penso, e ho sentito parlare molto di “Praksis”, cosa sono come organizzazione e cosa stanno facendo ed altro, ma in particolare non li ho mai incontrati nella vita reale, faccia a faccia, né li ho mai potuti salutare o parlare con loro. Quindi non posso darvi il mio punto di vista su qualcuno, perché non li ho mai incontrati.

A.F.Come può descrivere adesso la sua attuale situazione legale, è un richiedente asilo con un regolare permesso di soggiorno?
A.D.Al momento non abbiamo nessun appuntamento prefissato con le Organizzazioni che seguono gli Asili Politici, o le azioni come la ricollocazione, o altre azioni legali. Da mesi non sappiamo nulla, stiamo ancora aspettando, ma se tu aspetti già da sei mesi senza che nulla accada, si inizia a temere l’attesa e al contempo non abbiamo nessuna attività da fare. Così non abbiamo nessuna convocazione confermata e certa, e nessun appuntamento. Stiamo solo ad aspettare se ci chiameranno e se faranno qualcosa per noi, ad esempio una ricollocazione in qualche Paese Europeo. Forse qualcosa accadrà, non lo so, la nostra situazione è critica qui: stare qui, essere qui senza poter far nulla, né studiare né lavorare, se ci tieni a studiare o lavorare. Difficile, è molto difficile…è risaputo. E c’è molta confusione per tutti. E’ difficile per ognuno di noi. Così non sappiamo che succederà domani a noi e alla realtà che ci circonda. Così è veramente molto difficile, troppo difficile, più di quanto si possa aspettare.

A.F. Essere un artista, e la relazione con il concetto di libertà: può davvero essere una grande occasione comunicare con l’Arte, con il mondo intero…è vero, non è così?
A.D.Come artista, sono molto felice di poter dire la mia opinione al mondo su alcuni punti su cui rifletto spesso. Posso relazionare su alcuni fatti, come la distruzione della Siria, o come soffriamo noi qui, perché sono questi alcuni dei miei soggetti, quale la distruzione della Siria e la complessiva e complessa situazione della gente che ci vive, in Siria e qui in Grecia come esule. Così con la mia arte posso raccontare al mondo qual’é la situazione qui, e posso farlo contattando tutto il mondo. E mi piace provare ad immaginare che l’Arte è la realtà, e che il reale è sofferenza; ed io sto facendo tutto ciò vero, e molto più che reale: la sofferenza è Arte. E nella mia opinione l’arte e l’essere artisti per me è diventare una specie di “trasmettitore” che proietta all’esterno, in giro per il mondo, le idee che sto vivendo dentro alla mia mente. Ed amo fare ciò sempre più, sempre di più e ancor di più perché ho la sensazione, e sento questo sentimento mentre lo faccio: è come se la mia energia viaggiasse verso “qualcosa”, e quel “qualcosa” è narrare al mondo che sta succedendo qui, che sta succedendo nella mia Patria o nella nostra situazione nell’esilio. Ed alzare la nostra voce con forza, sempre più forte: noi siamo quelli che stanno soffrendo, quelli che in generale cercano un rifugio, noi rifugiati, gente che è scappata dai propri Paesi, dalla Siria sicuramente. Sto usando l’arte per contattare, per agire e raggiungere il cuore della gente.

A.F.Quale legame ha con la realtà locale greca? Si può parlare di integrazione o inclusione sociale per voi in questi mesi di “sosta forzata”?
A.D.Ad essere onesti, su questo argomento e su come sono andate le cose in tutti questi mesi… non c’è stato nulla di tutto questo. Si può dire che non abbiamo trovato nessuna associazione locale che si è prodigata su questa tematica. C’erano gruppi dalla Germania, dalla Spagna, dall’Italia e anche dalla Danimarca e dall’Irlanda, Svizzera, America ed Inghilterra… da qualsiasi Paese ma nessuna organizzazione Greca. C’erano genti da tutte le parti del mondo, ma non potevi trovare gruppi Greci. Naturalmente c’è tanta buona gente in Grecia, e c’erano più di qualche volontario individuale Greco, ma quelle che non c’erano e che ancora mancano sono le organizzazioni Greche. E non si parla neppure di integrazione. Ci sono organizzazioni ufficiali come lo OIM, ed altri gruppi internazionali riconosciuti, e ci sono alcune organizzazioni preposte venute qui ad aiutare a produrre i certificati e gli atti legali. Ma non puoi trovare null’altro di questo. Si, questa per me è una delle questioni focali: quale volontario che lavora qui e quale rifugiato. Infatti io lavoro qui come volontario e sono rifugiato, sono stato qui in Grecia e in tutto questo tempo devo ammettere di aver visto non più di venti o trenta persone provenienti dalla Grecia qui nell’accampamento.

A.F. Grazie mille. Ed ora la mia ultima domanda, per favore… signor Dukhan lo so che i rifugiati non hanno vita facile e sono consapevole della sofferenza che i profughi provano ed hanno provato di certo questa situazione ora non vi aiuta e vi sentite traditi. Quale è il messaggio, anche a nome dei suoi connazionali del campo, che vuole dare ai cittadini Europei che non conoscono tutto quello che accade qui in Grecia e in Europa… e nel Medio Oriente?
A.D. Già…davvero questa è una delle cose più costruttive e positive di cui voglio parlare alla gente, da sempre. Sicuramente voi sempre ripetete che noi siamo rifugiati e che siamo arrivati qui per arraffare ogni cosa. Invece noi siamo qui per sopravvivere, e non siamo qui per distruggere. Noi non abbiamo iniziato la guerra in Siria. Come sta’ iniziando qui, proprio in Europa: “loro” hanno iniziato la guerra in Siria. Le armi che trovate in Siria sono state fatte in Europa, negli Stati Uniti, in Russia e in Cina, fatte da “loro”, come tutti i loro “affari di guerra”. Non abbiamo iniziato noi la guerra, l’hanno iniziata “loro”. E sempre, ed ora, oggi e domani ed ogni giorno dobbiamo avere una priorità: FERMARE LA GUERRA per poi poter tornare nella nostra Patria nuovamente. Perché potete starvene certi, noi non vogliamo stare qui o abitare in un altro Paese Europeo, noi vogliamo forse un giorno tornare lì, in Siria. Così il messaggio che voglio sempre dare all’Europa è questo: “noi siamo qui come rifugiati e amiamo il nostro Paese ed un giorno, anche se ora viviamo qui od in un altro Paese Europeo, noi ritorneremo in Siria”. Ed inoltre è certo che nel Paese in cui ci troviamo ora in Europa abbiamo moltissime cose da temere: questa è la cruda verità, ed è la verità su di me e la verità che riguarda tutti noi rifugiati. Come musulmano per iniziare, perché noi sappiamo e conosciamo tutta “l’Islamfobia” e tutto ciò che ne consegue in questo Paese. Ma di certo a noi non importa nulla di tutte le cose che loro pensano di noi, o che pensano di vedere in noi. Non possono dire “questi rifugiati sono terroristi”, non è vero! Se noi Musulmani siamo all’incirca un miliardo di persone nel mondo, e ci sono solo ad esempio 10.000 terroristi al mondo, ciò significa che non siamo tutti noi terroristi. Non eravamo terroristi in passato, ed in passato nel nostro Paese non usavamo dire della gente straniera “questo è cattivo o questo è buono”. Nella nostra esperienza passata in Siria non eravamo abituati a dare giudizi sulla gente in questa maniera, ma allo stesso tempo invece l’Europa giudica noi, come Musulmani o come profughi o come qualcosa di simile. Noi non lo facevamo, non giudicavamo mai nessun Popolo proveniente da altri Paesi. E sono molto orgoglioso di me stesso. E sono molto orgoglioso di essere un rifugiato, o anche di essere un artista, o un Siriano, e anche di essere un Musulmano. Sin dall’inizio, di certo so che non avrò mai, mai, mai paura di quello che sono e che non rinnegherò la mia identità. Non mi sentirò mai con questo sentimento: “non voglio essere così…” e questo è certo. Ed alzerò la mia voce più forte, perché non mi importa della gente che pensa in questo modo. Non mi interessa proprio nulla di chi pensa in questo modo perché chi pensa così è veramente stupido. Loro non rispettano noi in Europa, ma specialmente ed anche nei Paesi Arabi non siamo rispettati. Ora noi subiamo il razzismo di tutti questi Paesi, anche dai Paesi Arabi. Ed anche dall’Europa. Dall’Europa sia come rifugiati, sia da Musulmani. E dai Paesi Arabi forse perché siamo Siriani. Infine abbiamo tutti noi realizzato che in ogni Nazione ora noi siamo rinnegati. Così noi speriamo che forse un giorno il mondo possa capire che tragedia sia la guerra, e che ogni Paese nel mondo può essere coinvolto in una guerra, e può entrare in qualche conflitto armato. Non c’è nessun Paese che sia esente da questo pericolo. Forse un giorno altre Nazioni saranno ridotte come la Siria e noi Siriani ci saremo ripresi, noi saremo in una condizione migliore, e voi potete stare sicuri che noi aiuteremo chiunque ci abbia aiutato. Chi sta pregando per noi, lavorando per noi. E noi vogliamo dire “grazie tante” per ogni singolo volontario, e per chiunque in questo mondo sta cercando di sollevarci e diffonde la nostra voce per noi, e ci sostiene sia come Siriani o come casi umani e rifugiati, e anche chi ama dire la verità come noi la amiamo dire su tutte queste situazioni. Così certamente vogliamo dire “grazie mille, tante grazie” per ognuno di voi, e dirvi che vi apprezziamo moltissimo per quello che fate.

A.F. Grazie di cuore. Sono molto onorato di averla conosciuto e le auguro sinceramente un futuro migliore.
Salonicco, 23 Agosto 2016 Alberto Flego



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