Attivi nel bene comune

Un convegno di testimonianze di solidarietà internazionale attorno all’Operazione Moldova di Trieste.

Una giornata di formazione al volontariato internazionale: protagonista del convegno la Moldova. Nello specifico, qual è il risultato che vi state ponendo di raggiungere?
“Il risultato vuole essere la sensibilizzazione alla conoscenza non solo dell’operato della nostra associazione, ma anche il desiderio di essere attivi nel bene comune attraverso il volontariato e, in questo caso, volontariato internazionale. Verso quello che il Santo Padre chiama “Il Nuovo Sud del Mondo”, che per la nostra associazione ovviamente è la Repubblica di Moldova, con le sue povertà ed i suoi disagi. Sensibilizzazione come forma concreta di spinta propositiva, non solo emozionale ma duratura nel tempo, per non essere semplici meteore ma costanti portatori di solidarietà e carità”.

Un convegno fortemente voluto dalla vostra Associazione Onlus insieme alla partecipazione e contributo della Fondazione Generali e la partecipazione della Diocesi di Trieste con l’Arcivescovo Mons. Giampaolo Crepaldi: è soddisfatto?
“Direi che l’obiettivo principale, cioè quello di sensibilizzare, raccontarci e formare, è stato pienamente raggiunto. I partecipanti hanno avuto la possibilità di ascoltare e di raccontare ciò che abbiamo visto e hanno vissuto anche sulla propria pelle, attraverso le nostre attività in Moldova e in Italia. Ringraziando la Fondazione Generali, che ha permesso la realizzazione di questo convegno, gli intervenuti sono stati coinvolti in un dialogo costruttivo ai fini di comprendere e raccontare direttamente le loro esperienze relativamente alle motivazioni che hanno spinto la Diocesi di Trieste e la nostra Associazione ad essere presenti nel territorio moldavo, attraverso la collaborazione diretta con la Fondazione Regina Pacis”.

Il tutto all’interno di una location suggestiva e particolare come quella della nuova biblioteca del seminario vescovile di Trieste, dove la vostra Associazione ha sede: quali sono le novità del 2016?
“Tenete d’occhio il web ed il nostro sito www.missionmoldova.org. E’ stata una scelta ben ponderata quella di voler fare questa giornata all’interno della biblioteca del nostro Seminario, appena ristrutturata e ricca di suggestioni. La sede dell’Associazione, infatti, si trova all’interno del complesso di Via Besenghi e quindi, per noi, è stato anche un po’ come giocare in casa. Ed è stata anche un’opportunità per far vedere il restauro sia della biblioteca da poco inaugurata e fiore all’occhiello del nostro Seminario che della nostra sede, inaugurata in quest’occasione. Infatti per tutti noi è una grande soddisfazione avere il seminario operativo, porta lustro anche alla Associazione; il Seminario Vescovile è e deve essere uno dei cuori pulsanti della nostra Diocesi ed il legame fra Diocesi e la nostra Associazione è forte e vivo, lo dimostra il fatto che per quest’anno giubilare il consiglio presbiterale ha scelto come opera di misericordia corporale proprio il sostegno a Mission Moldova. Di questo, colgo l’occasione ancora una volta per ringraziare i membri del consiglio presbiterale, che ha appoggiato questa richiesta nel consiglio stesso”.

Tra i vari interventi, quello del direttore della Caritas Don Sandro Amodeo, il direttore della Fondazione Regina Pacis proveniente dalla Repubblica di Moldova ed i volontari di questo gruppo di lavoro che si dedica alla misericordia. In poche ore, argomenti che avrebbero necessitato di tempi maggiori.
“Verissimo: purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di scendere in maniera approfondita su ogni tematica trattata; è servito però in qualche modo a dare un’infarinatura generale, dando delle risposte a quattro domande fondamentali: chi, come, dove e perché? E, al tempo stesso, volendo rimarcare i principi che promuoviamo, ovvero idee, relazioni e credibilità. Dopo il saluto dell’Arcivescovo, che ancora una volta desidero ringraziare per il supporto e la preghiera costante che rivolge sempre alla nostra Associazione, Don Sandro ha introdotto in maniera significativa dando una visione globale, teologica e spirituale sul significato di carità come missione del credente. Questo ha aiutato tutti i partecipanti ad entrare dentro le motivazioni “esistenziali” di Mission Moldova. Gli interventi seguenti hanno delineato e raccontato storie ed emozioni viste con gli occhi e toccate con mano; Ilie Zabica, direttore della Fondazione Regina Pacis in Moldova, ancora una volta ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra la nostra Associazione e la Fondazione stessa, ringraziando non solo i presenti ma anche tutti coloro i quali nei modi diversi sostengono i progetti e le iniziative di Mission Moldova”.

Foto, video e testimonianze sono state l’oggetto di questo dibattito che ha portato anche un vento di gioia e di serenità ai partecipanti del pubblico che hanno potuto condividere con voi i vostri sogni e progetti. Dove inizia e dove finisce il ruolo della Chiesa quando si fanno queste attività di carità?
“Partiamo dal presupposto che tutti possono fare del bene, ma la carità è un’altra cosa. La carità è nel DNA della Chiesa e nel DNA del vangelo e di ogni cristiano; spesso bisogna rendersene conto e far si che “fare del bene” non diventi solo un compiacimento di sé stessi, ma ciò che il signore chiede ad ognuno di noi cristiani. Noi, nel bene, dobbiamo essere attivi gratuitamente, come Gesù è stato per noi, e donarci completamente traendo forza dall’amore misericordioso del padre che noi per primi andiamo a ricevere. Permettimi di sottolineare che, sotto questo aspetto, senza voler togliere nulla a tanti che fanno del bene, ma i volontari cristiani, come sono i nostri di Mission Moldova, hanno una marcia in più, è la spinta del dono di Gesù che dona sé stesso per la salvezza dell’uomo. Noi non vogliamo avere questa presunzione, probabilmente non salveremo nessuno, ma nel nostro piccolo proviamo a dare una dignità a chi negli anni si è visto impoverito della propria. Dico solo che per fare questo, spesso abbiamo bisogno, oltre che di mani e di cuori, anche di persone che credano in noi, che vengano e vedano ciò che finora siamo riusciti a fare e che portino con sé il desiderio di conoscere e di lasciarsi stupire”.



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