Ascolto e parola

Si è appena concluso, in una San Pietro affollata di giovani, il Sinodo a loro dedicato. Papa Francesco durante la Messa di domenica 28 ottobre ha pronunciato parole che hanno avuto un’eco immediata per la loro rilevanza e originalità: «Scusate se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito […]

Si è appena concluso, in una San Pietro affollata di giovani, il Sinodo a loro dedicato. Papa Francesco durante la Messa di domenica 28 ottobre ha pronunciato parole che hanno avuto un’eco immediata per la loro rilevanza e originalità: «Scusate se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. Come Chiesa desideriamo metterci in vostro ascolto». Messaggio che rappresenta bene l’orientamento del Sinodo. In queste parole di chiusura c’è il desiderio che tutta la Chiesa sia in costante ascolto amorevole dei giovani.
Giovani e discernimento sono state le due tematiche portanti prese in considerazione in questi due anni di preparazione al Sinodo. È l’ottobre 2016 quando papa Francesco annuncia che nell’ottobre 2018 si sarebbe svolta l’Assise sinodale sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». La Sala Stampa vaticana, dando questo annuncio, aggiungeva che la materia sarebbe stata in un’ideale continuità con quanto emerso «dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia». L’intenzione che si manifesta nei documenti iniziali è quella di dare ascolto alle esigenze dei giovani senza con ciò rinunciare a offrire delle guide atte ad aiutarli a «riconoscere e a sintonizzarsi con l’azione dello Spirito in un’autentica obbedienza spirituale».
I giovani, in questa prospettiva, sono soggetti attivi e partecipi della vita della Chiesa, perché possano giungere, attraverso il loro cammino esistenziale, verso la maturità di fede. Il metodo indicato dal Sinodo vuole aiutare i giovani attraverso un «processo di discernimento, per scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società». Questo pensiero del Papa riprende ciò che Paolo VI già aveva intuito profeticamente nel lontano 1963, rinunciando a considerare la loro, non soltanto come «l’età delle libere passioni, delle inevitabili cadute, delle crisi invincibili, dei pessimismi decadenti, degli egoismi dannosi», ma come «una grazia» e «una fortuna».
Tra le molte cose emerse nel “Documento finale del Sinodo dei giovani” vi sono argomenti di grande attualità e anche molto dibattuti. Viene considerato il loro cammino e la funzione educativa della famiglia, della scuola e della parrocchia. Arte, musica e sport sono ritenute “risorse spirituali”, così come la sfida digitale, nuova agorà dei giovani per l’incontro, formazione e partecipazione. Si rimarca l’importanza di far riflettere sulla missione e vocazione di ciascuno, senza scadere in moralismi o falsa indulgenza. Per questo motivo si rende indispensabile un serio accompagnamento vocazionale per i vari stati di vita, tenendo sempre alta l’attenzione alla chiamata «unica e universale alla santità», di tutti i suoi membri.
Intanto il primo frutto per il Pontefice è già maturato: è questo “stile sinodale” che ha caratterizzato la XV Assemblea dei Vescovi che lui stesso interpreta, con una metafora di stagione, come «una buona vendemmia» che «promette del buon vino».



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