Artisti per corrispondenza

L’arte non si insegna. O meglio, affinché la fase necessaria di apprendimento — anche sotto la guida di un maestro — delle tecniche più efficaci ed adeguate proprie ai diversi linguaggi artistici possa dare buoni risultati, sono imprescindibili il talento, l’intuizione e la sensibilità estetiche. Dalla combinazione del dono naturale e dello studio costante per […]

L’arte non si insegna. O meglio, affinché la fase necessaria di apprendimento — anche sotto la guida di un maestro — delle tecniche più efficaci ed adeguate proprie ai diversi linguaggi artistici possa dare buoni risultati, sono imprescindibili il talento, l’intuizione e la sensibilità estetiche. Dalla combinazione del dono naturale e dello studio costante per elevarlo e sublimarlo in un percorso di ascesi potenzialmente infinito nascono i grandi artisti e le grandi opere. Oggi assistiamo a una proliferazione di corsi di scrittura creativa, di seminari che promettono a tutti indistintamente la facoltà di diventare dei geni della comunicazione orale e scritta e dell’arte in genere. Numerose sono anche le opere pubblicate sull’argomento. È certo un fatto positivo che vengano divulgati dei manuali utili a perfezionare una inclinazione artistica. Se non si studia, il talento rimane acerbo, incerto, più potenziale che realmente attivo e mai dispiegato nella sua pienezza. Mercoledì 27 aprile, presso la Libreria Ubik Rinascita di Monfalcone, è stato presentato il saggio “Scrivere per il cinema e la televisione” della giornalista e sceneggiatrice Cristina Borsatti. Il libro è il 2° della collana “Scrivere” con cui l’Editrice Bibliografica ha avviato un percorso didattico rivolto a chiunque voglia cimentarsi con la scrittura nelle sue diverse forme, da quelle narrative più classiche del giallo, del rosa e del thriller a quelle più divulgative e immediate sul web fino alla sceneggiatura per il cinema e la televisione.
Se consideriamo l’attuale frantumazione del linguaggio in un pulviscolo infinito di forme specialistiche di comunicazione si comprende che un po’ di chiarezza è necessaria e che un piccolo aiuto nella presa di coscienza degli strumenti utili a scrivere bene è un supporto benefico. Tuttavia, la capacità o il talento non si conquistano con la tecnica e lo studio: ci sono già e su di essi si lavora come si edifica una casa su determinate fondamenta o si coltiva un campo a seconda della sua natura fertile o meno. Non si semina un terreno sassoso, perché non ne crescerebbe nulla. Lo stesso discorso vale per tutti i sussidi che oggi proliferano nelle librerie, sul web e perfino nelle edicole. Pensiamo ai fascicoli che da anni escono settimanalmente dal giornalaio, proponendosi come fulminei vademecum per aspiranti pittori che non sanno ancora di esserlo. Nella noia che ci assedia questi opuscoli hanno buon gioco e le persone si illudono di scoprire in se stessi un talento fino a quel momento ignorato e di uscire così dal grigiore di un’esistenza giudicata anonima e piatta solo perché non si dispone di alcuna cosa utile a mettersi in mostra. Come passatempo queste pubblicazioni sono anche gradevoli, ma a patto di non prenderle sul serio. Viviamo nell’epoca del fare tutto e subito: non ci si accontenta di scoprire e coltivare il talento che ci è proprio, ma si punta a cimentarsi in ogni cosa con una frenesia e una fretta in cui si mescola tutto e si ottiene il nulla. Ognuno di noi ha un suo talento, nascosto o in vista, latente o espresso alla luce del sole, ma che sia invisibile o visibile quel che conta è farne il centro della nostra vita coalizzando tutte le nostre forze, il nostro tempo e la nostra volontà intorno ad esso. Chi procede così raccoglie il centuplo, sia pure nel segreto e nell’incomprensione, chi imbocca mille strade e non ne porta a termine alcuna disperde anche il poco che ha, sia pure mietendo giudizi entusiastici e il plauso di tutti agli occhi del mondo.
Il grande tempio delle sciocchezze in cui tante persone pretendono di avere visibilità, e di essere presenti non si sa bene dove e perché, sono i social network, ottimo strumento di scambio di riflessioni e di reciproci arricchimenti se ben adoperato, ma purtroppo deviato nei risultati effettivi in un indefinibile bacino di acque morte ove galleggiano le più immani fesserie segnalate tanto per fare e dire qualcosa, visto che il silenzio e la solitudine non sono più di moda e nessuno vuole perdere tempo a pensare.
Che si insegni, specie ai giovani, ad avvicinarsi alla scrittura del cinema e della televisione è importante, visto anche lo stato di salute del cinema e della televisione italiani che non sembrano avere solo bisogno di buone sceneggiature, ma di storie originali che suscitino riflessioni sulle grandi domande dell’esistenza, di inventiva, di significati profondi, di attori capaci e ben “addestrati”, come lo erano gli attori di una volta, solitamente formatisi a teatro. Non ci si sveglia scrittori o artisti da un giorno all’altro. Non ci si improvvisa mai, in nessuna attività. Forse manca questa parte all’uomo di oggi, il senso della fatica, dell’impegno, dello studio e dell’approfondimento. Si punta all’attimo di visibilità o perfino di celebrità, come già notava Andy Wharol, cogliendo bene lo spirito dei nostri tempi nella possibilità aperta a tutti di diventare famosi per un attimo. Siamo arrivati a questo triste traguardo e ben oltre le stesse aspettative dell’artista americano, l’apri pista di questa moda, anche se lui l’arte la conosceva bene. Sapeva disegnare in modo magistrale, e aveva anche talento e intelligenza. Ma ha giocato al ribasso, consapevole che non c’era più spazio per la bellezza, l’intelligenza e la nobiltà di senso della grande arte del passato. Tutto scorre e cambia, ma dietro la superficie vi è sempre qualcosa che rimane e non muta. Ed è questo impagabile e irriducibile qualcosa il grande assente tra di noi, quel prezioso qualcosa che potrebbe salvarci da questo tempo di estrema povertà.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *