Apparizioni mariane e catechismo della Chiesa

“Le apparizioni di Medjugorje e il Catechismo della Chiesa Cattolica”, questo il titolo dell’incontro tenutosi a Santa Maria Maggiore venerdì 25 ottobre. Relazioni di Marco Invernizzi e Roberto Viola.

Negli ultimi due secoli le apparizioni mariane hanno manifestato una logica dal disegno molto chiaro: il nesso tra il messaggio che di volta in volta la Madre di Dio ha consegnato agli uomini (Lourdes, Fatima e Medjugorje) e determinate contingenze storiche e culturali. Con questa premessa, il giornalista Marco Invernizzi ha inquadrato, sin dalle prime battute, il tema della conferenza svoltasi venerdì 25 ottobre presso la sala parrocchiale dei Frati dell’Immacolata di S. Maria Maggiore: “Le apparizioni di Medjugorje e il Catechismo della Chiesa Cattolica”.
Due, in particolare, gli interrogativi posti dal relatore: perché la Madonna è apparsa proprio in Francia, a Lourdes, nella seconda metà dell’‘800, poi a Fatima all’inizio del XX secolo e quindi a Medjugorje nei primi anni ’80 del ‘900? E quale rapporto lega le apparizioni e i messaggi della Vergine con il Catechismo della Chiesa cattolica? La risposta alla seconda domanda è chiara e semplice: ogni volta che la Madonna parla, faccia a faccia con gli uomini, il suo messaggio è sempre l’amore di Cristo manifestato in terra dalla Chiesa e dal Papa che ne sono gli araldi e i custodi. La Madre di Dio parla sempre in nome della speranza, in momenti di grande pericolo per l’umanità e per la sopravvivenza della fede e la sua parola sempre riecheggia, con perfetta specularità, l’insegnamento del Magistero e della Chiesa.
La perdita della speranza è il grande male dell’uomo occidentale che, privato della fonte primaria di ogni vero bene, riduce la propria vita ad uno stentato accomodamento con i propri bisogni materiali. Dimentica delle forze spirituali che danno pienezza e senso all’esistere, l’umanità non sa più espandere la propria vita e attingere alle sorgenti della gioia autentica. Maria allora si accosta ai propri figli per risvegliare in essi la speranza, ogni volta che una nuova tempesta si profila all’orizzonte della storia.
I messaggi e le apparizioni, ha precisato Invernizzi, sono delle rivelazioni private riconosciute dalla Chiesa e quindi non appartengono al depositum fidei: esse non aggiungono nulla alla fede cattolica, ma aiutano la gente a viverla in maggior pienezza. Più che rivelazioni, esse sono una sorta di direzione spirituale che guida e sostiene l’uomo in certi periodi bui e tormentati in cui le persone fanno fatica a vedere nel patrimonio della fede la luce di Dio.
Le ragioni di questo offuscamento sono state di volta in volta il trionfo della cultura positivista e materialista all’epoca di Lourdes; il dramma del totalitarismo comunista, dell’ateismo e della guerra all’epoca di Fatima; il tragico clima di povertà e oppressione a Medjugorje, prima delle guerre nella ex Jugoslavia. In quest’ultimo caso le apparizioni avvengono a cavallo dell’espansione e del crollo delle ideologie del socialismo reale.
In tutti questi casi, la Madonna si rivolge ad un popolo, in particolare ad una comunità che attraversa un periodo storico che segna un passaggio epocale nella storia dell’umanità. Al crollo della dittatura comunista non è tuttavia seguita una stagione di luce e di pace per l’umanità, ma una nuova dittatura: quella del relativismo, padrone di un mondo che non ha neanche più una parola per nominare l’errore, la colpa.
Da questo smarrimento nasce l’urgenza di una nuova evangelizzazione che ha bisogno di un ritorno della comunità cristiana all’apostolato e alla missionarietà perduti. Un compito non facile, già individuato dal Concilio: abbattere i bastioni di una Chiesa lontana dal mondo e andare incontro all’uomo in tutta la sua complessità e fragilità. Ma facendo attenzione a non incorrere nell’errore di conformare la Chiesa al mondo, perché è il mondo a doversi conformare alla verità e all’amore di Cristo di cui la Chiesa è custode in terra.
Un esempio vivo e riuscito di nuova evangelizzazione è stato presentato, alla fine dell’intervento di Invernizzi, dal milanese Roberto Viola che ha condiviso con il pubblico la storia della sua travagliata conversione: un viaggio dalla tenebra dell’insignificanza alla luce di Dio, da una vita fatta di edonismo, benessere e apparenza ad una vita irrorata dalle sorgenti della grazia divina, sotto l’egida della Vergine, ripetutamente incontrata proprio a Medjugorje. Nella sua parrocchia è nata una Cellula per la nuova evangelizzazione, cuore di un cammino di apostolato germinato nel pianto della disperazione e sbocciato nelle lacrime di gioia con cui Roberto, in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, accolse dopo una lunga notte dell’anima il ritorno della fede, della speranza e della carità.

foto di Andrea Lasorte



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