Dopo le elezioni: parla Giulio Camber

Il compito della politica è ridare autorevolezza alle istituzioni e fiato allo sviluppo. Testo integrale dell’intervista che il Senatore Giulio Camber ha concesso a Vita Nuova.

Senatore Camber, come si  spiega un atteggiamento così superficiale dei cittadini verso la politica in generale? I rappresentati politici non hanno più autorevolezza?

 Si è perso il senso delle istituzioni. Questo riguarda tutte la parti politiche. Anche la politica ha fatto “volutamente” moltissimo affinché si perdesse il senso delle istituzioni. Parliamo di un ambiente più ristretto: se gestisci un’amministrazione locale, dalle più grandi alle più piccole, non hai modo di agire sui profili, la carriera, gli aumenti salariali in chiave meritocratica, perché i raccomandati troppo spesso prevalgono su chi fa il loro dovere in silenzio e senza spinte di sorta. 

 L’unica soluzione consiste nel senso di responsabilità dei singoli amministratori in quanto parte di una istituzione che deve prescindere dal partito politico che in quel dato momento sta guidando l’amministrazione pubblica. La mancanza di rispetto e del senso di appartenenza all’istituzione ha causato situazioni che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi.

 Questo concetto a maggior ragione vale anche in chiave nazionale. Quando l’istituzione coincide con il singolo o con il partito del singolo, perde la sua terzietà, che dovrebbe essere il carattere portante dell’istituzione stessa.

Un esempio che so essere urticante o scandaloso: è mancato in questi giorni Giulio Andreotti, il quale a torto o ragione, è stato una grande figura politica italiana. Parliamo di una persona diventata Sottosegretario della Presidenza del Consiglio con De Gasperi perché, seppur giovane, aveva dato prova di sé. De Gasperi in quel momento rappresentava la centralità in una fase storica particolarmente complessa e delicata. Se una persona, nel bene o nel male, è stata nominata per sette volte Presidente del Consiglio, evidentemente è depositaria di geometrie politiche di grande complessità che non possono essere riassunte in alcun slogan.

 Secondo lei, la Chiesa italiana ha commesso un errore esponendosi a sostenere Monti?

 Ogni volta che la Chiesa in Italia esprime un giudizio su un argomento o un personaggio pubblico, comporta un peso che non ha eguali rispetto ad altri Stati. Nel nostro Paese la centralità e la nazionalità della Chiesa sono forti. La verità come fatto oggettivo, al di la del suo aspetto morale o etico, non è data dai numeri. La Chiesa propone la verità, ma anche qui troviamo una dicotomia: la Chiesa è per la verità o la verità da attribuirsi alla Chiesa è data dai numeri dei praticanti? Negli anni Cinquanta la Chiesa ha svolto una azione equilibratrice La più grande diplomazia è proprio la diplomazia vaticana, intesa anche come la capacità di guardare avanti contemperando diverse situazioni. 

 Al teatro Miela si tiene il “Pupkin Cabaret”… nel momento in cui inizia uno sketch politico ecco che appare la figura di Camber. Come mai anche i comici a livello locale hanno bisogno di parlare di Giulio Camber? 

 In amministrazioni precedenti, il soggetto afferente culturalmente a un’area di estrema destra è riuscito ad attrarre a sé in vari modi gli interlocutori del fronte opposto. Credo che l’unico a non esserci riuscito sia il sottoscritto, non praticando mai il “cambio casacca” tanto amato dagli italiani … Ciò che funziona all’interno di un gruppo è la capacità di lasciare spazio agli altri, rinunciando d’apparire, essenza del gioco di squadra … (sorride)

 Esiste una teoria secondo la quale da troppi anni il potere triestino è fermo.. Un potere di pochi, che da dietro le quinte hanno bloccato la crescita di Trieste. Cosa ne pensa? 

 Questi sono alibi. Spesso cito due figure di riferimento per me: il laico sindaco Cecovini (fondatore della prima lista civica in Italia) e Monsignor Antonio Santin, pastore negli anni difficili del dopoguerra. Gli argomenti di cui discutevano negli anni passati sono ancora di attualità oggi: «Se ci dessero il 50 per cento rispetto all’attuale 3-5 dello spazio riservato al punto franco, Trieste avrebbe risolto tutti i suoi problemi lavorativi».

 C’è uno strumento d’oro che nessun altro Stato in Europa può vantare di avere nei nostri termini. L’attuale Presidente del Porto di Venezia, il professor Costa, l’8 aprile scorso ha affermato: «è stato rivivificato l’antico punto franco di Venezia», che, sia detto tra parentesi, non ha le potenzialità garantite dal diritto internazionale di cui gode quello di Trieste. «Nei prossimi giorni – continuava Costa – partirò per Shanghai ed altre destinazioni per dire qual è l’importanza di questo punto franco». Ora, o Costa è una persona a cui piace fare viaggi inconcludenti o va a raccontare bugie in giro. Venezia porta a casa un risultato importante, mentre a Trieste il tema è considerato di poco conto.

 Ma a Trieste esiste solo il Porto? Sembra che il territorio triestino sia solo confinato vicino al mare?

 Il tema del Porto sembra essere l’unico aspetto rilevante di Trieste nel contesto nazionale. Ci siamo dimenticati di tutto quel tratto mitteleuropeo che caratterizza la città. Porto che peraltro, rispetto agli altri porti nazionali, è stato l’unico a registrare un sensibile aumento dell’attività, anche se si fa di tutto per dimenticarlo all’interno di un’ottica di gioco al massacro. 

 Secondo lei non si dovrebbe dialogare all’interno dei comitati, degli incontri, delle strutture … invece di usare i giornali come strumenti di esternazione? 

 Una cosa è una buona amministrazione e una cosa è la politica. Una volta risolvevi i problemi scrivendo grandi cartelli di poca utilità, ma grande effetto, almeno per qualche mese, che di certo calmavano gli animi ma che nulla avevano a che vedere con una buona amministrazione. I panni sporchi non vengono mai lavati all’interno del proprio gruppo, ma cercando interlocutori esterni.

 Non crede di essere stato indirettamente all’origine della elezione del sindaco Cosolini? 

 Certo…. Nella vita come in politica si cerca o si spera di trovare il meglio in un nuovo capitolo, nell’alternanza. Ed è anche vero che più stai fermo e ti cristallizzi e più emergono tutte le questioni sull’individualismo.

 In Provincia un Presidente di sinistra, la Regione al PD, il Comune idem. Manca solo il Porto …

 Hanno tutto, ora staremo a vedere…

 Quale voto darebbe a Regione, Camera di Commercio e Porto?

Io non ho mai messo piede in queste realtà. La politica è una cosa seria, per lavorare con serietà c’è bisogno di una cornice, come se fosse un quadro, e per me la cornice è rappresentata dal silenzio. Tutti noi, come falene, siamo attratti dal palcoscenico della politica. Bisogna scendere dal palcoscenico … e capire che i protagonisti veri sono i cittadini.

 Di cosa si nutre dunque Giulio Camber? 

Libri, libri e amici.

 

 

 

 



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