Anche un triestino alla manifestazione contro il Gender a Stoccarda

Amedeo Rossetti, il triestino che ha lottato e lotta contro l’ideologia gender nelle scuole e per il diritto dei genitori ad educare i propri figli, è stato invitato a Stoccarda a parlare alla manifestazione anti-gender dell’equivalente tedesco di Manir pour Tous.

di Paolo Vogel

Una grande manifestazione organizzata dalla Demo für Alle, la tedesca Manif por Tous,si è svolta domenica scorsa a Stoccarda, in Germania.

Difficilmente avrei potuto immaginare che un giorno avrei accompagnato nella mia terra di origine un triestino, il primo italiano ad essere invitato in Germania ad una manifestazione in difesa della famiglia.

Organizzata da Freifrau von Beverfoerde, alla manifestazione in difesa della famiglia e contro l’ideologia gender nelle scuole, problematica che affligge anche la Germania, hanno partecipato oltre 5300 persone, numero molto alto per un paese che non ha la mentalità di scendere in piazza a protestare.

Molti ospiti importanti hanno parlato dal palco.

Guillaume Gott, della Manif pour Tous francese, ha ricordato come sia ormai fondamentale che in tutti i paesi europei si tenga alta l’attenzione e la vigilanza su quanto accade nelle scuole, sui programmi e sui testi che vengono adottati; nella conclusione del suo intervento ha sottolineato l’importanza e la necessità di costituire una rete di resistenza che esca dai confini di un singolo paese e che abbracci tutti i paesi europei.

Lo stesso concetto è stato espresso anche da Magdalena Czarnik, del Movimento polacco contro la sessualizzazione dei bambini, che ha esortato a riunirsi insieme nella resistenza contro l’avanzamento di questo nuovo totalitarismo; la Czarnik ha anche raccontato di come in Polonia 15.000 persone in piazza a Varsavia siano riuscite a far ritirare alla ministro dell’istruzione Rostkowska un progetto per far entrare le associazioni LGTBQ nelle scuole; “Attenzione però – ha rimarcato – che aver vinto una battaglia non significa aver vinto la guerra”.

Un intervento molto forte, e non poteva essere altrimenti, è stato quello di Gabriele Kuby, la nota sociologa e pubblicista tedesca impegnata nella battaglia contro il gender; la Kuby ha lanciato un allarme da non sottovalutare, ricordando che oltre 200.000 bambini islamici verranno nel corso dell’anno inseriti nelle scuole tedesche; nel momento in cui i Cristiani alzeranno la voce ed anche i musulmani si ribelleranno, ci sarà la disobbedienza civile. Non è mancato da parte della Kuby un attacco nel confronto del partito dei Verdi, promotore e sostenitore del gender e delle LGBT: “ proteggono gli alberi ed i rospi ma distruggono l’ecologia della natura umana”; in conclusione ha poi rammentato come i presenti siano tutti in piazza per difendere la libertà di pensiero e di religione.

L’intervento della Kuby è stato molto apprezzato da una folla che già si era “scaldata” con quello dell’ospite che l’ha preceduta sul palco, il “nostro” Amedeo Rossetti de Scander, che è riuscito a dire in una piazza tedesca quanto nessun tedesco si sarebbe mai sognato di dire; dopo aver provocato un boato di giubilo da parte del pubblico raccontando che lo scorso 20 giugno 1 milione di persone a Roma è sceso in piazza per difendere la famiglia e l’educazione dei propri figli, Rossetti si è soffermato sul concetto di “colonizzazione ideologica” espresso da papa Francesco e su come le dittature in passato abbiano radicato nelle menti del popolo il “pensiero unico” attraverso l’indottrinamento dei bambini e dei giovani nelle scuole; è calato il gelo tra la gente quando è stata nominata la “Hitler Jugend” ( Gioventù hitleriana ), salvo poi liberarsi in un’ovazione alla successiva lettura del paragrafo 3 dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, quello che prevede il diritto dei genitori all’educazione dei propri figli.

Non era noto ai tedeschi questo articolo ed il chiaro concetto di “violazione dei diritti umani” poi ripetuto dal Rossetti è stato nuovamente accolto da un grande e fragoroso applauso, meritandosi anche un abbraccio della Kuby.

La manifestazione si è conclusa con un corteo che è stato fatto sfilare rigorosamente su strade lontane dal centro storico, scortato da un imponente schieramento di forze dell’ordine ed accompagnato dagli immancabili latrati dei contestatori, ancor più irritati da quelle oltre cinquemila persone che hanno sfilato sotto i loro occhi inferociti rivolgendo loro soltanto facce sorridenti.

 



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