Alla sequela del… rock di Ricky Gianco

“Io non ci credo ma gli altri sì, lasciali credere, loro vogliono così” Una delle icone più longeve del rock made in Italy è stato sicuramente Ricky Gianco (pseudonimo di Riccardo Sanna), che sin dal debutto con Gino Santercole (nipote di Adriano Celentano) apparteneva a quella generazione di “urlatori” convertiti al rock’n’roll. Basti pensare alla […]

“Io non ci credo ma gli altri sì, lasciali credere, loro vogliono così”

Una delle icone più longeve del rock made in Italy è stato sicuramente Ricky Gianco (pseudonimo di Riccardo Sanna), che sin dal debutto con Gino Santercole (nipote di Adriano Celentano) apparteneva a quella generazione di “urlatori” convertiti al rock’n’roll. Basti pensare alla celebre: “Pugni chiusi” resa famosa nell’interpretazione vocale di Demetrio Stratos dei Ribelli, scritta proprio da Ricky Gianco con il famoso paroliere Luciano Beretta: «Pugni chiusi, non ho più speranza, in me c’è la notte più nera. Occhi spenti nel buio del mondo per chi è di pietra come me. Pugni chiusi, perduto per sempre, non ha più ragione la vita, la mia salvezza sei tu…».
Dando una rapida scorsa al testo di questa canzone degli anni ’60, trasmessa ancora ai nostri giorni da varie emittenti radio, non è difficile intuirne la disperazione, la disillusione e la spinta irrazionale ed emotivistica contenute nel brano. Ricky Gianco, nella sua carriera di cantante, chitarrista e compositore, non ha mai tralasciato di annunciare (anche sinceramente) l’essenza della musica rock e le sue radici di contestazione; dal rifiuto dell’autorità paterna e materna alla derisione delle verità di fede. Nel brano: “È rock’n’roll” egli ha indicato di preferire il rock al mettersi alla sequela di Gesù: «È rock’n’roll che se lo incontri pianti tutto egli vai dietro come con Gesù».
La canzone iniziava con un serrato dialogo con la madre e con la rivolta contro l’autorità, contro la tradizione paterna: «La mia mamma mi diceva: “Tu a negozio non ci vieni mai, in magazzino c’è bisogno di una mano e tu non ce la dai”. Io rispondevo: “Mani non ne ho, ho solo piedi e presto li userò, io me ne vado mamma…”».
In un’altra canzone: “Un cucchiaino di zucchero nel tè”, Gianco esprimeva la voglia di lottare («La gente ha voglia di gridare e fare a botte») edulcorata ed imborghesita, secondo lui, dalle strutture sociali e religiose. Il cucchiaino di zucchero era proposto (secondo lui era imposto) dai reazionari laici e religiosi che non permettevano la liberazione effettiva dell’uomo e che si trastullavano (secondo suoi schemi ideologici marxisti) in concezioni astratte: «Lascia che credano ai Santi e ai peccatori, agli angeli e all’inferno e che decidano chi è dentro e chi sta fuori. La gente ha sempre una gran voglia di nemici, come le piante hanno bisogno di radici, perché un nemico nella vita sai cos’è? Un cucchiaino di zucchero nel tè».
Per il cantante nativo di Lodi la musica è stata sempre utilizzata come strumento di lotta in un quadro di egemonia culturale gramsciana, volto a rovesciare il potere dominante. Emblematico in tal senso è il pezzo: “Fango” del 1976, immagine di una persona a cui sono stati preclusi tutti i diritti da una società razzista e violenta, ma che può farsi simbolo di rivalsa ed esempio per tutti i rivoluzionari: «Fango ebbe un padre negro e una madre pellerossa (…). Ora Fango è per la strada, lungo i muri e nei quartieri (…). Fango nasce nel tuo corpo e trasforma la tua vita». Cantando si impara con Ricky Gianco a non gettare la spugna, a salire sul ring e mostrare i guantoni da pugile, come lui ha esplicitamente fatto nella copertina del disco: “Di santa ragione” del 2009.
Dal 2007 Ricky Gianco è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica, quando due anni prima aveva rifiutato un altro riconoscimento, l’Ambrogino d’oro, poiché avevano premiato Oriana Fallaci, considerata da Gianco “seminatrice d’odio”. Pur non avendo mai lasciato di professare senza mezzi termini la sua ideologia impregnata di ateismo e di marxismo (evidenziata in un altro brano, “Ironia”, nel quale si appella alle masse in questo inequivocabile modo: «Gnomi alla fine dell’universo, gnomi di questo mondo, unitevi per bene e fate un girotondo») e usando spesso un linguaggio pesante e volgare, Ricky Gianco è sempre stato lasciato libero di manifestare il suo pensiero ironico e dissacrante, anche con una certa visibilità che l’ha portato a condurre dal 2008 una trasmissione (Tuttifrutti) su Radio 24 ed a scrivere e registrare ben 50 puntate sulla Radio Svizzera Italiana.



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