Al Parlamento Europeo si discute per riconoscere la «personalità elettronica» dei robot

Al Parlamento Europeo si discute per riconoscere la «personalità elettronica» dei robot

Senza dubbio per la prima volta al mondo ecco una proposta di atto parlamentare che prende in considerazione la possibilità di dotare i robot di una forma di “personalità”.

Si tratta di una proposta che è stata presentata al Parlamento Europeo e che intende ottenere che ai robot più evoluti, la Commissione Europea possa riconoscere la «personalità elettronica», dotata di diritti e di doveri.

Tale proposta, si dice, non ha alcuna possibilità di giungere in porto e se anche dovesse essere adottata dal Parlamento Europeo, non avrebbe alcun potere reale, né forza di legge. Questo però non impedisce che il “principio” sia stato già posto: assimilazione del robot all’uomo con la scusa di regolare i problemi legati alla crescente robotizzazione dell’industria e di tanti altri settori dell’attività umana.

La proposta infatti risponde ad un duplice bisogno, molto reale: compensare le perdite subite dai sistemi di sicurezza sociale nei paesi dove i lavoratori vengono rimpiazzati dai robot, in un contesto di crescente disoccupazione, e insieme regolare la questione della responsabilità civile relativa alla loro attività. Si guarda in particolare alle vetture senza conducente: di chi la responsabilità in caso di incidente, soprattutto in caso di manovra errata?

I robot: cose o persone?

La proposta presentata al Parlamento Europeo il 31 maggio dalla Commissione per gli affari giuridici, prende in considerazione il fatto che i proprietari dei robot possano pagare gli oneri sociali per le dette macchine e che, visto la loro crescente “intelligenza”, «almeno i più sofisticati di tali robot autonomi possano essere dotati dello statuto di persone elettroniche con i diritti e i doveri relativi».

La proposta prevede anche la creazione di un registro dei robot intelligenti autonomi che permetta di collegare ciascuno di essi ad un fondo che copra la sua responsabilità giuridica. In tal modo, collegando direttamente il robot all’assicurazione che lo garantisce si realizza una situazione di responsabilità personale. Il rapporto della Commissione considera in particolare che le società che impiegano dei robot al posto degli uomini, dichiarino i conseguenti risparmi realizzati, allo scopo di permettere l’applicazione di una tassazione specifica.

In realtà, considerato che un nuovo carico fiscale sulle imprese non è altro che un’ulteriore manifestazione della quotidiana e diversificata realtà della creatività fiscale, era possibile ricorrere a due soluzioni semplici, senza bisogno di attuare la minima innovazione: poiché i robot “tolgono” il lavoro agli esseri umani, bastava inventarsi un’imposta più elevata sulle industrie o le imprese che li usano, oppure degli oneri versati direttamente ai sistemi di sicurezza sociale, senza bisogno di assimilare i robot alle persone. D’altra parte, almeno nei paesi di diritto romano, si conosce perfettamente il principio della responsabilità di fatto delle cose che si hanno in consegna. Dopo tutto è questione di regolamentazione e assicurazione…

Al Parlamento Europeo si pensa di dotare i robot di personalità

Ma no. Il documento si riferisce chiaramente alle nuove capacità dei robot, che peraltro vanno sempre crescendo, e alla loro “intelligenza”: ragionamento che equivale col dire che bisogna trattare i robot sempre più come fossero uomini. Cosa che lascia prevedere, col tempo, la possibilità di un vero «rimpiazzo totale» che renderà sempre più obsoleti e inutili gli uomini in carne e ossa; nonostante questi non siano solo delle belle meccaniche animali, ma degli esseri creati a immagine e somiglianza di Dio.

Si tratta della logica conclusione della negazione dell’anima spirituale e della stessa natura umana, elemento ormai acquisito negli ambienti scientifici e politici dominanti.

Si assiste già alla proliferazione dei robot nelle fabbriche e nel settore della sanità: dei robot in grado di realizzare delle delicate operazioni chirurgiche e che svolgono il ruolo di aiutanti, si presentano sempre più sotto forma umanoide.

Si dimentica che alla radice di tali “prodezze” vi è sempre l’intelligenza umana. I grandi servizi che essi possono rendere si finisce con l’attribuirli a loro e non a caso si parla della loro «autonomia”, che è invece solo il frutto di una programmazione. Ed è per questo che li si vuole qualificare come “persone”, sia pure ‘elettroniche”.

«Persone elettroniche»: la mozione che annuncia l’avvenire

Nelle esposizioni professionali specializzate, i fabbricanti presentano dei robot a forma umana. La cosa è dovuta evidentemente ad una scelta, poiché nulla obbliga a renderli in una qualsivoglia maniera apparentemente simili agli esseri umani.

Che ne sarà della proposta al Parlamento Europeo?

Per l’associazione tedesca d’ingegneria: VDMA, che riunisce numerosi progettisti e fabbricanti di robot, essa è troppo «complicata» e troppo «precoce». Un modo per dire che essa, in linea di principio, è concepibile. L’agenzia Reuters sottolinea che la robotica e l’industria dell’automazione in Germania vede aumentare rapidamente il suo volume d’affari: nel 2015 ha raggiunto i 12,2 miliardi di Euri, con una crescita del 7% annuo; e l’industria si augura di conservare il vantaggio che gli viene da questo stato di fatto. Non è dunque il momento di stabilire nuove tasse e obblighi.

I robot per realizzare il più radicale «rimpiazzo totale»

Che il principio sia ormai acquisito lo si comprende da quello che afferma Patrick Schwarzkopf, direttore esecutivo del dipartimento di robotica e automazione della VDMA: «Che si possa creare un quadro legale con delle persone elettroniche, è cosa che potrebbe attuarsi nei prossimi 50 anni, non nei prossimi 10 anni. Noi pensiamo che questa soluzione sarebbe molto burocratica e frenerebbe lo sviluppo della robotica» – è quello che egli ha dichiarato ai giornalisti alla fiera dell’automazione di Monaco, sottolineando che bisognerebbe attuare subito dei regolamenti giuridici per i casi delle vetture senza conducente.

Ecco dunque lo scenario che si delinea: bisogna lasciare il tempo ai robot e all’intelligenza artificiale di svilupparsi e di imporsi nella vita quotidiana e attendere che i tempi siano maturi per passare all’assimilazione del robot all’uomo, cosa che nell’ambiente non sembra si voglia contestare.

Si noterà che già qualche anno fa, una società reale britannica aveva consigliato che per l’avvenire si riconoscessero i diritti dei robot: riconoscimento dei loro «bisogni emozionali» e del loro «diritto» a godere di un pensionamento dignitoso.

E’ peggio che l’antropomorfismo: è il “robotmorfismo” applicato all’uomo.

di Anne Dolhein

Traduzione dell’articolo comparso il 22 giugno 2016 sul sito francese reinformation.tv.

Fonte: http://www.iltimone.org



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *