Abiura anticonformista del luogo comune

È sufficiente udire parole come «persona», «vita», «amore», «famiglia», «matrimonio», «libertà educativa», «giustizia», per comprenderne il significato? No. O, almeno, lo dovremmo comprendere, se riuscissimo a defilarci dal «conformismo diffuso», che «non aiuta a giudicare le cose con la propria testa». E l’antidoto consiste in «una sorta di bonifica culturale», dice il Cardinale Angelo Bagnasco, […]

È sufficiente udire parole come «persona», «vita», «amore», «famiglia», «matrimonio», «libertà educativa», «giustizia», per comprenderne il significato? No. O, almeno, lo dovremmo comprendere, se riuscissimo a defilarci dal «conformismo diffuso», che «non aiuta a giudicare le cose con la propria testa». E l’antidoto consiste in «una sorta di bonifica culturale», dice il Cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione d’apertura della 65a Assemblea generale della Cei (20 maggio).

Il «pensiero unico» – notissimo, massmediatico, invadente, totalizzante – presenta infatti ogni ambito della realtà per mezzo di «categorie concettuali e morali che descrivono o deformano l’alfabeto dell’umano», dice Bagnasco. Tali categorie – non è una scoperta del Cardinale – sono opportunamente somministrate o conculcate dai media, attraverso stereotipi preimballati e immessi a rotazione in ogni sede civile. In questo modo la mente dei più e meno giovani sarà «conformata» al significato che il «pensiero unico» avrà scelto per ogni parola o concetto.

Così, ad esempio, alla parola «famiglia» dovrà essere associato non il significato primigenio, ma quello «conforme» a un certo tipo di mentalità atea e ideologizzata. Il risultato finale prevede la formazione di una maggioranza di persone che pensano tutte allo stesso modo: il «conformismo diffuso», appunto.

Ma il Cardinale Bagnasco ha ben ragione di essere preoccupato e insiste sulla «necessità di uscire dai luoghi comuni del pensare e dell’agire». Siate piuttosto «anticonformisti» – dice – e «l’anticonformismo auspicato non è smania di apparire originali, fuori dal coro, ma è essere rispettosi della realtà, liberi dal “così fan tutti”». L’essere «anticonformisti», cioè «l’andare contro corrente, non è facile»: richiede «un’ascesi intellettuale fatta di disciplina interiore» e «fatica». Lotta contro noi stessi, dunque.

Ma lotta anche esteriore: l’anticonformismo «esige anche un’ascesi morale fatta di coraggio per resistere alle pressioni del pensiero unico che non accetta di essere contraddetto»; dovremmo farci trovare «disponibili a cambiare le [nostre] abitudini, ad andare contro il [nostro] tornaconto, se la verità lo richiede».

E la verità lo richiede, eccome. Senza un’abiura del luogo comune, i significati delle parole resteranno erronei, così come li vuole il mondo. La verità non potrà emergere e nemmeno sarà edificata la città di Dio.



Un commento su “Abiura anticonformista del luogo comune

  1. claudiaherrath ha detto:

    Essere anticonformisti al giorno d’oggi, è un vero e proprio atto di coraggio,la dimostrazione di un carattere che sa discernere,che sa pensare da solo, senza sentirsi influenzato dalla massa che insegue il pensiero unico.Il conformista è colui che crede di essere libero del suo pensiero ,ma cosi’ non è,perche’ inconsapevolmete assorbe giorno dopo giorno ,tutto quello che gli viene “trasmesso” da altre volonta’, e viene attirato da lla calamita’ del pensiero unico,che lo annullera’ come individuo,e lo fara’ diventare massa.Gli ideali dell’anticonformista non neccessariamente si differiscono dall’etica della societa’,ma emergono dal grigiume sociale proprio perche’ l’anticonformista ha il coraggio di farli emergere,sopportando a volte solitudine,ed emarginazione,pur di vederli realizzati.Essere anticonformisti significa avere il coraggio di dare fastidio,come ci ha esortato a fare anche Papa Francesco:i cristiani devono uscire dai salotti,e andare tra la gente.

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