A Strasburgo i cattolici “adulti” votano per il diritto all’aborto

L’approvazione, con il voto di molti eurodeputati cattolici, del Rapporto Tarabella introduce nell’ufficialità europea l’idea dell’aborto come “diritto delle donne” e ripropone il problema della coerenza dei legislatori cristiani.

L’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza (441 Sì, 205 No, 52 astenuti) il discusso “Rapporto Tarabella” sulla salute riproduttiva dove, al paragrafo 14, si invitano gli Stati membri dell’Ue a garantire “un accesso agevole” all’aborto inteso come diritto della donna.

Il Rapporto è una “risoluzione non legislativa” dunque non vincolante, tuttavia non mancherà di esercitare una notevole pressione culturale sui 28 Paesi dell’Ue, sui rispettivi Parlamenti e Governi. È realistico temere che la stessa giurisprudenza ne risentirà dove alcuni organi giudiziari nazionali o comunitari faranno appello al Rapporto per giustificare propri interventismi in tema di “diritti riproduttivi”.

La portata del Rapporto è storica introducendo nell’ufficialità europea il principio che contraccezione e aborto sono “diritti”. Come “diritti” pertanto saranno, a rigor di logica, esigibili e se negati tali negazioni si dovranno considerare contrarie al diritto e, in ultima analisi, come violenza.  Tali logiche conseguenze non sono ancora pienamente tratte sul piano normativo ma, posto il principio, sarà solo questione di tempo e di contingenze politiche.

Dispiace dover constatare come ancora una volta le istituzioni europee si rivelino strumento non di custodia del bene comune, della vita, del diritto naturale ma, piuttosto, attori di quel processo rivoluzionario che si compendia nell’ideologia radicale e sfocia nel nichilismo etico, giuridico e antropologico.

L’astratto postulato di una ideologica autodeterminazione ha vinto, nel voto dell’Europarlamento, sul reale, concreto e naturale diritto alla vita. A Strasburgo l’ideologia ha vinto sulla vita. Così uccidere il figlio che si porta in grembo è stato dichiarato diritto delle donne e dovere degli Stati consentirlo in tutta comodità.

Una ideologia mortifera sembra dominare l’Europa che non fa figli, chiama diritto l’omicidio dell’indifeso e condanna come violenza contro la libertà della donna la tutela che le legislazioni (poche ormai) pongono a protezione del concepito.

Ancor più triste è dover amaramente constatare come molti deputati cattolici abbiano votato a favore del Rapporto dimostrando, ci fosse ancora bisogno di conferme, lo scollamento tra azione politica e fede cristiana, l’infedeltà (anche su punti fondamentali) alla Dottrina morale di molti, troppi legislatori cattolici.

Il partito politico italiano dove tale contraddizione tra appartenenza ecclesiale e azione legislativa è emersa più  massicciamente è il PD dove, ad eccezione di Zoffoli e Morgano che si sono astenuti, tutti hanno votato Sì. Anche la nutrita pattuglia di eurodeputati del PD dichiaratamente cattolici si è espressa a favore del Rapporto Tarabella. Anche i popolari europei si sono spaccati tra favorevoli e contrari. Diversi deputati di Forza Italia (tra cui Toti) e La Via del Nuovo Centro Destra hanno votato a favore della risoluzione. In totale tra i 73 italiani ci sono stati 54 voti a favore, 13 contrari, 3 astenuti, e 3 non hanno votato. Quindi la percentuale degli italiani favorevoli al Rapporto Tarabella (77%) è maggiore della media europea (63%). Meritano positiva menzione i parlamentari della Lega Nord (nessuno ha votato a favore del Rapporto) e il deputato sudtirolese Dorfmann per l’opposizione dimostrata al Rapporto.

Questo voto riporta d’attualità il tema scottante del cattolicesimo politico, dell’impegno politico dovere dei laici cattolici. In particolare torna di prepotenza la questione del così detto “cattolicesimo democratico” ovvero di quel cattolicesimo politico progressista che intende la propria identità come fedeltà alla liberal-democrazia e ai valori repubblicani, tra tutti la laicità intesa quale neutralità valoriale dell’ordinamento. Un tale cattolicesimo politico, sin dalla sua più nobile espressione incarnata da Dossetti, risulta problematico come anche recentemente sottolineato dal cardinale Giacomo Biffi. Il voto all’Europarlamento dei deputati cattolici del PD, come prima molte altre vicende della storia politica repubblicana, conferma il problema.

O l’impegno politico dei cattolici è apostolato, ovvero azione finalizzata al vero bene,  a fecondare la società col germe evangelico, alla consacratio mundi, ad una opera legislativa e di governo fedele al diritto naturale oppure non ha ragion d’essere. Un cattolicesimo politico che si auto-riducesse a liberal-democratismo geloso custode della laicità repubblicana cesserebbe, con ciò stesso, d’essere realtà propriamente cristiana e, presto o tardi consapevolmente o inavvertitamente, si ritroverebbe a militare nel fronte di quel radicalismo di massa di cui parlò Augusto Del Noce in anni ormai lontani.

Il cattolicesimo politico “adulto” finisce tragicamente per dare il proprio voto al Rapporto Tarabella.



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