A Padre Luigi Moro il Premio Histria Terra 2017

“Per aver riportato con grande tenacia e straordinario impegno all’originale splendore il Tempio Mariano di Montegrisa”,

Per aver riportato con grande tenacia e straordinario impegno all’originale splendore il Tempio Mariano di Montegrisa, contribuendo alla rivalorizzazione dell’area sacra ed alla rivalutazione del Memoriale all’esodo giuliano/dalmata, voluto dall’indimenticato Arcivescovo di Trieste e Capodistria Mons. Santin”, presso la sede dell’Unione degli Istriani di Trieste è stato conferito lo scorso martedì 21 febbraio a Padre Luigi Moro, rettore del Tempio Maria Madre e Regina di Montegrisa,  il prestigioso Premio Histria Terra 2017.

Nell’affollata sede dell’Unione degli Istriani ed alla presenza delle Autorità civili e militari ha reso gli onori di casa il Presidente Massimiliano Lacota, in un’atmosfera elegante, festosa e di grande familiarità.

Il premio Histria Terra è stato istituito nel 2008 per onorare il ricordo ed il lavoro di persone che si sono occupate in più campi per raccontare e divulgare la cultura, l’arte e la storia dell’Istria.

Dopo il saluto alle Autorità presenti, Lacota ha ricordato tutti i precedenti insigniti del Premio, evidenziando che anche nel 2011 è stato premiato un sacerdote.

“La venuta di Padre Luigi Moro a Montegrisa – ha detto il Presidente – è un miracolo, perché tutto quello che è accaduto rispetto alle tante difficoltà è un qualcosa che ha veramente di miracoloso”.

Per aiutare a capire meglio qual è l’impegno ed il lavoro di un missionario che arriva a Montegrisa, Lacota ha ricordato il perché di questo Tempio, leggendo il voto fatto da Mons. Santin la sera del 30 aprile 1945, quando sopraggiunte in città le truppe di Tito con ancora arroccati nel castello di S. Giusto i tedeschi di Hitler, sembrava molto problematico trattare la resa degli occupanti. Quella sera il Vescovo, nella sua cappella privata, scrisse sul retro di un’immagine della Vergine Addolorata: “Qui, oggi 30 aprile 1945, festa di S. Caterina da Siena, Patrona d’Italia, e apertura del mese di Maria, alle ore 19.45, in un momento che è  forse il più tragico della storia di Trieste, mentre tutte le umane speranze per la salvezza della città sembrano fallire, come Vescovo indegno di Trieste, mi rivolgo alla Vergine Santa per implorare pietà e salvezza e faccio voto privato ed uno pubblico che riguarda la città; questo secondo è il seguente: se con la potenza della Madonna Trieste sarà salva, farò ogni sforzo perché sia costruita una chiesa in suo onore”.

A prescindere dall’essere cattolici o non cattolici, Lacota ha ricordato che se tutti tenessimo in considerazione come e da cosa è nato il progetto di questo tempio e per quale motivo è partito, non avremmo così tanta difficoltà a sostenere il lavoro che fa Padre Moro; il tempio fa parte della storia della città ed è una conseguenza di un drammatico momento che Trieste ha vissuto.

Certamente Padre Moro, quando esattamente due anni e mezzo fa è arrivato a Montegrisa per incarico dell’Arcivescovo Mons. Crepaldi, non si aspettava di trovare un santuario nelle condizioni in cui era.

Padre Moro ha sottolineato come il Santuario dovrebbe venir rivalutato di più anche dalla città, a prescindere dal credo religioso, ed ha raccontato di come un armatore navale gli abbia rivelato che le navi turche in arrivo nel porto fanno il punto trigonometrico proprio su Montegrisa, che viene visto come viene vista la Torre Eiffel per Parigi.

“Montegrisa è un simbolo – ha detto Padre Moro – e la collocazione della statua di Santin è stata un miracolo, perché frutto di una petizione popolare che in un certo senso  è stata  catalizzatore che ha portato alla convergenza di più parti”.

Padre Luigi ha spiegato anche la simbologia del tempio: un alveare in cui ogni cella rappresenta Cristo, con un triangolo che non è quello equilatero bensì quello di Eulero, Dio Trinità; una M di Maria che si forma con l’intromissione della cella campanaria; l’intersezione delle assi delle due chiese , la parte sopra da est ad ovest e con la sua altezza dice la trascendenza, quella sotto da nord a sud con la sua bassezza rappresenta l’Umanità; abbiamo quindi l’irruzione del divino nell’umano; anche la facciata è un simbolo che rappresenta l’unità: un coacervo di triangoli racchiuso in una cornice di cemento.

“L’elemento storico, l’elemento civile, e quello religioso sono solo una parte delle potenzialità di questo santuario che deve essere riqualificato e rivalutato anche dalla  città e dalla Regione, per sfruttarne pure le potenzialità turistiche”, ha detto in conclusione Padre Moro, ricordando infine che l’immagine della Madonna di Fatima custodita nel tempio è quella che stava a Fatima quando la Madonna pellegrina girava per l’Italia nel 1959 e che è stata regalata a Trieste proprio dal Vescovo di Fatima.



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