Ora la statua di Mons. Santin benedice da Monte Grisa la città di Trieste

Oggi, 12 novembre 2016, alle ore 11,00, il Vescovo Mons. Crepaldi ha benedetto la statua del vescovo Antonio Santin nel piazzale del tempio di Monte Grisa dedicato a Maria Madre e Regina, proprio da Santin fatto costruire.

Questa mattina, alle ore 11,00, nel piazzale antistante il tempio Mariano di Monte Grisa, dedicato a Maria Madre e Regina, il Vescovo Monsignor Giampaolo Crepaldi, ha solennemente benedetto la statua del vescovo Antonio Santin, alla presenza di autorità e popolo. con lui Padre Luigi Moro, Rettore del Santuario.

Pubblichiamo il testo del discorso tenuto dal Vescovo per l’occasione. (Foto Lasorte).

DIOCESI DI TRIESTE

BENEDIZIONE STATUA MONS. SANTIN

+ Giampaolo Crepaldi

Santuario Monte Grisa, 12 ottobre 2016

 

Distinte Autorità, fratelli nel sacerdozio, cari amici,

  1. Ringrazio il Signore di tutto cuore per avermi fatto la grazia di poter benedire quest’oggi la statua del mio amato e venerato predecessore sulla Cattedra di san Giusto, S. E. Mons. Antonio Santin, statua collocata opportunamente qui nel piazzale prospiciente il Santuario mariano di Monte Grisa che, nel contesto della sua generosa e straordinaria opera pastorale nella Diocesi di Trieste, fu una delle sue più significative imprese. Questo nobile Santuario è il suo testamento di amore per la nostra città, che pose tra le mani sicure di Maria invocata come Madre e Regina: Madre capace di curare le innumerevoli ferite spirituali morali e materiali di Trieste, che un periodo storico segnato dalla guerra dall’esodo da odi ideologici e politici aveva reso fragile e dolorante; Regina capace di indicare alla nostra città un nuovo corso storico all’insegna della pace, di una ritrovata amicizia civile e di uno sviluppo promettente per tutti. Il mio ringraziamento e quello di tutta la Diocesi va in primo luogo all’autore di questa bellissima statua del Vescovo Santin per la sua abilità nell’essere riuscito a infondere nella sua opera artistica la forza del vescovo espressa dalla mano destra che benedice e indica un percorso di vita nuovo alla città e, nello stesso tempo, la forza della natura tipica del nostro territorio espresso dal braccio all’indietro del corpo, spinto in quella posizione da una vigorosa folata di bora. Un grazie sentito poi all’Autorità portuale che, con realismo e saggezza, è stata capace di individuare un posto degno e onorevole alla statua. Grazie anche al Rettore del Santuario che, con caparbia insistenza e infaticabile lavoro, ha dato un contributo decisivo che la statua arrivasse qui a impreziosire l’amato Santuario di Monte Grisa. Grazie di cuore alla Sovraintendenza, al mio Vicario per la cultura e a tutti coloro che, tenendosi a salutare distanza dai verbosi cultori di polemiche inconcludenti, hanno contribuito, magari anche solo con la loro preziosa preghiera, che giungesse a buon fine la vicenda della collocazione della statua di Mons. Santin.
  2. Quanti arriveranno qui nel Santuario mariano di Monte Grisa, alla ricerca di un’oasi di preghiera e di pace – sorpresi dallo stupore per il dispiegarsi davanti ai loro occhi di uno spettacolo naturale che lascia senza fiato per la sua bellezza e unicità – avranno ora la grazia di incontrare Mons. Santin. Sarà bene che sostino quel tanto necessario per conoscere i tratti di un grande triestino e di un grande vescovo, ancora capace di impartire lezioni di fede e di amore utilissime per affrontare il presente e il futuro. Ricco della sua fede cristiana, fu un vescovo libero nel cuore e nella mente che, senza lasciarsi intimidire e senza subirli, resistette con coraggio agli affronti disumani e sanguinari dei totalitarismi del suo tempo, quelli del fascismo, del nazismo e del comunismo; fu un vescovo che non abdicò mai alle sue responsabilità spirituali ed ecclesiali quando si trattò di difendere la dignità della persona e delle comunità: emblematica ed esemplare la sua difesa della comunità ebraica, salvaguardando in questo modo il carattere culturalmente e religiosamente pluralista del nostro popolo; fu un vescovo che giustamente la nostra città venera con il titolo di defensor civitatis, perché difese la città – città, che lui amava di un amore sollecito e operoso – in uno dei suoi momenti più tragici, garantendole pace, sviluppo e futuro; fu un vescovo che guidò con fede incrollabile e con governo deciso e illuminato la Chiesa di Trieste che la guerra e il post-guerra avevano smembrato e piegato, consentendo una sua tenuta e una salutare e miracolosa primavera spirituale; fu un vescovo che perdonò tanto e tanti, perché il Vangelo lo aveva educato a guardare oltre le cattiverie, gli egoismi e gli interessi di parte e a indicare sempre a tutti, anche ai suoi nemici, le ragioni alte e nobili del bene comune e della fraternità umana e cristiana. Ora è qui, a Monte Grisa, vicino alla Madonna che fu per Lui amatissima Madre e Regina, nel gesto del Padre che guarda e benedice Trieste, che tutta si stringe a Lui onorandolo come Pater civitatis e Pater pacis.


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