Venti secoli fa un’invasione di Gioia

Omelia del Vescovo Mons. Giampaolo Crepaldi alla Messa del giorno di Natale nella cattedrale di San Giusto.

DIOCESI DI TRIESTE
SANTO NATALE – MESSA DEL GIORNO
+Giampaolo Crepaldi
Cattedrale di San Giusto, 25 dicembre 2015

Carissimi fratelli e sorelle,
1. E’ con una gioia profonda e consolante che siamo chiamati oggi a celebrare l’avvenimento centrale della storia: l’Incarnazione del Verbo divino per la redenzione dell’umanità. San Leone Magno, in una delle sue omelie natalizie, scrisse: «Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura. Perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l’alto mistero della nostra salvezza, che, promesso all’inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine» (Homilia XXII). Parole bellissime e capaci di illustrare il Prologo del Vangelo di Giovanni che abbiamo proclamato e devotamente ascoltato: «Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis / E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Ciò che è avvenuto a Betlemme venti secoli fa – l’evento dell’incarnazione di Gesù Cristo – può esser considerato come un’invasione di gioia. Una gioia immensa per la prima volta è entrata nella storia, in quella storia umana impastata spesso di tristezze, di sventure e di angosce. “Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2,10): così nella notte santa l’angelo dà la notizia del Natale ai pastori. Questa gioia, notificata dal cielo, è arrivata fino a noi, perché abbiamo ricevuto un dono grande e sorprendente: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16).

2. Carissimi fratelli e sorelle, quel “Figlio unigenito”, quel “Verbo che era presso Dio ed era Dio” (cf Gv 1,1), con la sua incarnazione ci offre una serie di risposte che danno un senso alla nostra vita, liberandola dalla sventura esistenziale di essere come un treno che continua a procedere senza sapere dove andare. Gesù con la sua nascita risponde alla domanda assai enigmatica sull’origine delle cose e sulla nostra origine. L’evangelista Giovanni, infatti, ci informa che “Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,3). Dopo che lui è venuto, perciò non siamo più dei viandanti che camminano al buio. Ma non solo la nostra origine, ma anche la nostra mèta ci è svelata nell’evento del Natale, perché essa è quella di essere assimilati al Verbo che si è fatto uomo, ed essere come lui “generati da Dio” (cf Gv 1,13), cioè possessori, rimanendo creature umane, della vita divina. Pertanto, la strada per realizzare in noi la realtà del Natale è quella di accogliere l’incarnazione del Signore Gesù con una fede autentica e piena, una fede che trasformi la nostra mentalità e converta la nostra vita: “A quanti l’hanno accolto – abbiamo ascoltato – ha dato potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome; i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13).

3. Carissimi fratelli e sorelle, “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare il mezzo a noi” (Gv 1,14). Gesù, il Verbo eterno del Padre venuto ad abitare tra noi, è quindi nostro familiare e nostro compagno di viaggio: sta tutta qui la ragione profonda della gioia natalizia. La sua presenza divina ci libera dalla solitudine e apre i nostri cuori all’incontro con i fratelli. Tutti insieme allora lo preghiamo affinché questa gioia entri nelle case e sia come una carezza sul capo dei bambini e sia motivo di conforto per i malati, i disoccupati, i migranti e per tutti i tribolati nell’anima e nel corpo, e sia una forza per chi si sente derelitto e solo, e sia la promessa solida per vincere le tentazioni e l’assicurazione di essere perdonati per i peccati commessi, e sia per tutti come una certezza di un esistenza piena di senso e felice. “Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,11), troviamo scritto nel Vangelo di Luca: così la voce dell’angelo ha squarciato non solo il silenzio della notte palestinese ma anche la notte oscura che incombe sull’intera vicenda umana. Natale di gioia, di misericordia, di carità fraterna! E’ e sarà questo spirito natalizio che, in definitiva, ci accompagnerà lungo questo Anno Santo del Giubileo della misericordia dopo che abbiamo aperto la Porta santa, perché il Bambino di Betlemme è misericordiae vultus, il volto, santo e consolante, della misericordia del Padre celeste. Buon Natale!

 



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